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Barazzo

Archivio - Categoria ‘Speciali’

Il mio Optimus Primavera Sound – di Marta Fantin. Seconda parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviata speciale di Maps all’Optimus Primavera Sound di Porto è la nostra Marta Fantin, che ci racconta il “suo” festival.

Il secondo giorno di festival, venerdì, è denso di concerti che m’interessano e molti dei quali si sovrappongono, cosa da mettere sempre in conto quando si va a una manifestazione di questo tipo. Iniziamo la giornata proprio con una sovrapposizione, da parte una certezza come Yo la Tengo e dall’altra i Tennis, una band neonata. Così, avendoli visti già molte volte, mi soffermo solo qualche decina di minuto al live – molto psichedelico – degli Yo la Tengo e mi dirigo al palco ATP per Tennis. Il duo Fat Possum di Denver, che l’anno scorso con il disco Cape Dory aveva colorato la mia estate, dal vivo è in formazione a quattro e, tra una canzone e un balletto, i quaranta minuti di set passano in fretta. Molto divertenti e piacevoli, specie se sei disteso in un prato mentre sorseggi una birra. Dopo di loro, è il turno di Rufus Wainwright. Uno dei pochi nomi pop in cartellone si rivela un grande performer dotato di classe infinita, snocciola diverse canzoni tratte dal nuovo album Out Of The Game e conquista tutti, me compresa.
Passo al Club per un’altra band che sono curiosa di vedere: Chairlift. Su disco il synth pop del duo mi ha convinto parzialmente, ma dal vivo è tutt’altra cosa: la formazione è allargata a cinque, Caroline Polacheck ha una presenza scenica che nemmeno Madonna, e con quella voce invidiabile è capace di rendere anche quando si abbandona a danze degne di una ballerina professionista.

Finito il live dei Chairlift, è tempo di scappare a vedere i Flaming Lips. Lo show non è cambiato negli ultimi anni: palloni giganti, pupazzi, coriandoli, fans che ballano sul palco. Manca la sorpresa ma, come sempre, è divertente. Prima di mangiare vado a vedere i Codeine, padri dello slowcore anni ’90, che tornano dopo una lunghissima assenza. Sono timidi sul palco, commuoventi. Si meritano il titolo di dinosauri del rock, almeno per questo festival.
Dopo un po’ di pausa si riparte con Alan Palomo aka Neon Indian, l’artista texano che due anni fa era il portabandiera della scena ipnagogica, si rivela un ottimo intrattenitore e per almeno la seconda metà del live cattura l’attenzione di tutto il pubblico, anche di chi, come me, era lì un po’ a caso.
È il turno dei Beach House, la band di Baltimora nel giro di pochi anni è passata dall’essere semisconosciuta ad avere un’attenzione gigantesca, sicuramente meritata. Il palco Club si rivelerà troppo piccolo per contenere tutti i curiosi e i fan (per la prima volta vedo perfino dei teenagers che si sbracciano con dei cartelloni).
La scaletta alterna pezzi dell’ultimo Bloom ad altri di Teen Dream, mancano invece riferimenti ai primi lavori del duo. Rispetto al passato ho trovato il live più freddo e a tratti impersonale. Il successo pare aver tolto un po’ di anima alla band, peccato.
Purtroppo per vedere i Beach House perdo il live dei Walkmen e dei Wolves in The Throne Room. La buonanotte ce la danno gli M83, che dignitosi quanto basta, tralasciano a mio avviso i pezzi più sognanti del loro repertorio per lasciar spazio a una setlist un po’ troppo dance.

Ultimo giorno di festival per me. È sabato e piove a dirotto.
Inizio con i Veronica Falls che come sempre non mi deludono mai: pezzi veloci, cori e un po’ di sano mood malinconico. La band Slumberland è promossa anche questa volta.
Piove troppo e, con grande dispiacere, assisto solo ad un paio di canzoni degli Spiritualized, scappo così al coperto e subisco il live di Baxter Dury. Perché è qui?
I Death Cab for Cutie saltano per il maltempo scatenando l’ira dei fan e successivamente anche James Ferraro non si esibirà. Vado così a vedere I Break Horses, non li conoscevo, ma mi sono sembrati molto carini, eterei e il loro tappeto di riverberi mi fa promettere di ascoltarli non appena torno a casa.
Tra i progetti rivalutati grazie a questo Festival inserisco Weeknd. Non sono una fan del genere e le mixtape rilasciate dal produttore e cantante canadese erano state velocemente messe in un angolino, ma dal vivo, con una full band, il suo concerto è magnetico.
Rimango al Club anche per Wavves e il suo pubblico di adolescenti pronti al pogo. Live tirato e divertente. Speriamo che la scena battezzata shitgaze continui ad avere eredi.
Saint Etienne e Washed Out non mi fanno restare, soprattutto quest’ultimo mi annoia mortalmente.
Chiudono il mio Optimus Primavera The XX. Per quanto mi riguarda il miglior live del festival, forse anche dell’intero anno. Emozione per i pezzi vecchi e curiosità per quelli nuovi che convincono già dal primo ascolto.
Purtroppo non riesco a vedere i concerti della domenica nello splendido auditorium Casa Da Musica ma, come vi dicevo, sarà per il prossimo anno.

Fine

Francesco | 09:00 | Saturday 14 July 2012 | Comments Off
Speciali

I festival musicali dell’estate: Ypsigrock

Come vi abbiamo annunciato nel post precedente, Granita Metropolitana (la trasmissione musicale estiva di Radio Città del Capo, in onda dal lunedì al venerdì all’orario di Maps), oltre a volervi tenere compagnia nei tremendi pomeriggi di luglio, vuole anche essere una guida per le vostre serate musicali. Se la volta scorsa, con Jason Swinscoe, abbiamo parlato di un concerto vicino nello spazio e nel tempo, oggi vogliamo riproporvi una chiacchierata su qualcosa che si svolgerà tra circa un mese e abbastanza lontano da Bologna, nella bella Sicilia.

Ogni anno, infatti, all’inizio di agosto, si tiene a Castelbuono – in provincia di Palermo – uno dei festival più interessanti ed innovativi dell’estate italiana: l’Ypsigrock. Per farvi capire di cosa si tratta, abbiamo contattato il suo direttore artistico, Vincenzo Barreca, e ci siamo fatti raccontare com’è nato il festival, cosa vuol dire far esibire artisti internazionali del calibro di Stephen Malkmus & the Jicks o dei Primal Scream in un contesto particolare come quello del centro storico di Castelbuono e, anche, cosa vuol dire investire su gruppi all’avanguardia che rappresentano le ultime rivelazioni del panorama musicale internazionale, come gli Alt-J o i Django Django. Potete sentire tutte le chiacchiere fatte con il direttore artistico nel file audio qua sotto, mentre potete informarvi su questo bell’evento d’inizio agosto direttamente sul suo sito internet. Buon ascolto e pronti con le valigie!

Laura | 09:00 | Wednesday 11 July 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast, Speciali

Il mio Optimus Primavera Sound – di Marta Fantin. Prima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviata speciale di Maps all’Optimus Primavera Sound di Porto è la nostra Marta Fantin, che ci racconta il “suo” festival.


“Il prossimo anno ci torno” Questo è il pensiero che ho avuto l’ultimo giorno di festival, a notte fonda, mentre lasciavo il Parque da Cidade.
Ma torniamo indietro.
Atterro mercoledì a Oporto per la prima edizione dell’Optimus Primavera.
Cast ridotto rispetto a quello del fratello maggiore spagnolo ma altrettanto interessante; come sempre 4 giornate di concerti che iniziano alle 16 e terminano a notte fonda.
La location, il Parque da Cidade che potrebbe tranquillamente essere cornice di un film di Gondry, si trova ad una quindicina di km dal centro ma è comodamente raggiungibile con la metro cittadina. Appena arrivata ritiro il mio pass e faccio un giro per ambientarmi. La zona cibo è scandalosa, tutte le bancarelle sono l’apoteosi del junk food: Pizza Hut, Igor la Pantera Rosada (churros e dolci fritti), Cachorrao (Hot Dog), Mega Bifanas (carne che galleggia in non so quale liquido) e KFC (sì, proprio quello dei polli). L’unico posto vagamente sano nel quale comprare del cibo è Bio Go Natural dove però tutto ha prezzi allucinanti. Peccato aver selezionato dei banchetti di così bassa qualità e poco attenti a vegetariani/celiaci ecc ecc., questo, oltre alle defezioni delle band che vi racconterò in seguito, sarà l’unico neo del Festival. Molto carina invece l’idea di creare un angolo enoteca in una zona un po’ appartata del Parco, tra panche di legno e rigogliosi cespugli verdi, che propone vini locali e Porto.

I palchi invece sono quattro, più o meno di dimensioni uguali, tre dei quali sono a distanza piuttosto ravvicinata ma vista l’ottima programmazione non c’è il rischio che l’uno vada ad interferire nell’acustica dell’altro. Un unico palco coperto, il Club, in un’area dislocata, sarà una salvezza visto il tempo piovoso che incontreremo durante i giorni di festival.
Dopo aver recuperato il programma e l’essenziale kit di sopravvivenza fornito gratuitamente dall’organizzazione (stuoino e k-way), inauguro questo festival con il concerto di Atlas Sound, il quale live mi aveva lasciata interdetta qualche anno prima a Barcellona. Stessa impressione che mi aveva fatto allora: dal vivo, da solo, non tutti i pezzi convincono. Resa ottima delle ballad ma poca efficacia per le canzoni in cui i loop sonori si intrecciano.
Il set di Yann Tiersen lo vedo dalla collinetta, in questo caso la luce del giorno penalizza il suo show che sarebbe stato sicuramente più suggestivo supportato da colori notturni se non all’interno di un auditorium.
Per i tanto acclamati The Drums sono in una buona posizione. È l’ultima data prima della fine del lunghissimo tour e la band è visibilmente provata. Next Big Thing? No, la band è a mio avviso molto deludente: i pezzi sono piatti e sembra di vedere un video su YouTube piuttosto che di assistere ad un live. Cosa ancor più fastidiosa è la presenza scenica del cantante che tenta di emulare le migliori icone Brit Pop britanniche degli anni passati. Lascio i The Drums alle proprie pose da star per andare a prendere posto tra le prime file per il concerto più atteso della giornata: Suede!
Brett Anderson è in forma smagliante, band impeccabile e set che inizia con “This Hollywood Life” e “Trash” e si chiude con “Beautiful Ones”. Cosa volere di più? Folla in estasi.

È da poco passata la mezzanotte e mancano ancora due concerti prima di concludere questa prima giornata, tra una birra Super Bock e una Sangria aspettiamo i Mercury Rev (che hanno rimpiazzato gli Explosions in the Sky)
La band di Jonathan Donahue è come sempre da manuale, un set lungo, sognante e riverberato che lancia l’arena in un viaggio che porta all’ultimo concerto della serata, quello dei Rapture.
Non sono una grande fan della band newyorkese targata DFA ma devo ammettere che il loro live è stato travolgente. Esecuzione perfetta ed energia da vendere.
Siamo alla fine, stanchissimi e con l’incognita di trovare la soluzione più veloce per tornare in centro (visto che la metro chiude all’una). Ma la perfetta organizzazione del Primavera anche questa volta si è dimostrata all’altezza della situazione, predisponendo a poche centinaia di metri dall’entrata del Festival delle navette che partono ogni 10 minuti con destinazione Porto centro.

Fine prima parte – continua

Francesco | 09:00 | Saturday 7 July 2012 | Comments Off
Speciali

Il mio Primavera Sound – di Alarico Mantovani. Terza e ultima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviato speciale di Maps al San Miguel Primavera Sound di Barcellona è il nostro Alarico Mantovani, che ci racconta il “suo” festival.

Dando un’occhiata al programma ero certo che l’ultima giornata di festival avrebbe risollevato la media complessiva dell’edizione 2012. Nella giornata di sabato 2 giugno si sarebbero esibiti infatti alcuni degli artisti che mi avevano motivato maggiormente a tornare per la terza volta di fila a Barcelona.
L’anno scorso il sabato barcelonese era stato un tripudio, con la finale di Champions League trasmessa su megaschermo nell’area del Parc del Fòrum. Quest’anno, sarà la crisi economica che proprio in quei giorni mette a nudo senza pietà la fragilità della Spagna, che si guadagna ingloriosamente le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, sarà che nella Liga il Barca è stato battuto dagli odiatissimi cugini del Real, ma tutto pare molto più placido e tranquillo. Il fischio d’inizio arriva allora per me con James Ferraro e le sue ipnagogie elettroniche sul palco Pitchfork: breve e conciso ma intenso. Pianto poi le tende per un paio d’ore all’ATP per i britannici Forest Swords e Demdike Stare: devo dire che erano piuttosto alte le mie aspettative e la curiosità per quanto avrebbero fatto sentire queste che reputo tra le migliori realtà del panorama musicale di inizio decennio. Sarà che proprio in apertura di concerto devo incassare via sms e metabolizzare velocemente una terribile notizia che mi  giunge dall’Italia – l’eliminazione del mio Hellas Verona dai play off – ma ci impiego un poco per calarmi nel clima suggestivo del concerto di Matthew Barnes aka Forest Swords, da Wirral, Liverpool. Tuttavia, più l’elemento dub si intensifica più il climax catartico della sue originali reiterazioni e distensioni psichedeliche si rende efficace. E alla fine il risultato è positivo. I Demdike Stare, per cui  personalmente stravedo, propongono anche dal vivo la loro miscela di atmosfere post-punk inquietanti e suggestive riviste in chiave innovativa: una sorta di colonna sonora minacciosa per ambienti e immagini in bianco e nero (la rigorosa e splendida grafica delle copertine Modern Love) che trasuda una lunga e consapevole Storia di matrice etno-dub, sul sentiero che dai Cabaret Voltaire e dal Pop Group conduce a Shackleton passando per trance, isolazionismi vari e musiche ad alto tasso cinematografico. Mentre attendo la mezzanotte mi vedo i Chromatics, gruppo pressoché inutile, tra i tantissimi che al giorno d’oggi riconfezionano col fiocchettino la synth-wave degli Ottanta in modo calligrafico.

Mi sposto lateralmente facendo il passo del granchio fino al palco Vice perché ci sono i miei pupilli Dean Blunt e Inga Copeland, in arte Hype Williams. Ripropongono il live memorabile già visto l’autunno scorso al Club to Club a Torino, basato sul nuovo album uscito su Hyperdub, disco apparentemente trascurabile ma che cresce esponenzialmente con gli ascolti: fateci un pensierino, c’è uno splendido artwork ed un bel vinile rosso fuoco ad attendervi… voi e i vostri mp3 del c###o!
Dicevo: strobo a palla per tutto il concerto, roba da uscirne piumati, pardon, menomati e pars construens e destruens perfettamente bilanciate con il consueto finale violentissimo. Grandi.
Dopo una necessaria pausa in riva al mare – davvero piacevole e confortevole la press area allestita da Adidas – spicco un balzo con un colpo di reni per la volata finale. Raggiungo di gran carriera l’ATP per il Pop Group: Mark Stewart è sempre immenso e gli inconfondibili riff secchi delle chitarre della band, che ci fanno rimembrare quell’epoca in cui il Group dominava in compagnia di P.I.L. e Gang of Four sono sempre musica per le mie orecchie e grinta e rabbia che trafiggono il costato come stilettate. I pezzi ovviamente quelli classici, poetici e politici di Y e For How Much Longer… da Thief of Fire a We Are All Prostitutes… Voi che potete andate a sentirlo il grande Mark Stewart il 20 luglio in piazza Verdi a Bologna, nell’anniversario della morte di Carlo Giuliani. Massimo rispetto.

Sono già le 2.30! Corro nell’amplissimo spazio MINI, da cui si gode lo skyline notturno della città, per lo storico LFO: minchia, sembra quasi di andare ad un raveMark Bell ci assale letteralmente con la sua techno idm acidissima a volume monster, con bassi che squassano gli organi interni e visual straordinari, con grafica asciutta, essenziale e geometrica, colori primari.
L’inglese, reduce da quell’epoca cruciale e di snodo per l’elettronica mondiale che sono stati gli anni a cavallo tra la fine degli Ottanta ed i primi Novanta, ci regala il set più emozionante e d’impatto di tutto il Primavera Sound 2012.
Gambe in spalla, non ci si può fermare un attimo perché alle tre e mezza sono già al Ray-Ban per Neon Indian: ahhh, quanto mi gusta il suo synth pop molto 80′s ed estivo ed evocativo come la madeleine proustiana… Alan Palomo ci sa fare e allora me lo godo tutto, anche perché stiamo per arrivare agli sgoccioli… tra non molte ore dovrò già essere all’aeroporto mannaggia e dunque cerco di bere quel tanto che mi possa mantenere in vita e condurre al nuovo giorno tutto intero. Il momento culmine della sublimazione del festival arriva con il dj set conclusivo di Scuba: come si poteva immaginare moltissima techno e pochissime tracce di dubstep, tecnicamente perfetto e pregevolissimo nella selezione e nella consecutio temporum. Maestria e padronanza assoluta. Quel che ci vuole per far volare alto le migliaia di persone che ormai mezze o del tutto sbronze (ma tutte sempre amichevolissime, mai neanche una traccia di tensione, mai) ballano gioiosamente fino all’alba dando fondo alle energie residue. Cerveza beer cerveza beer cerveza beer ed è già ora di andare all’aeroporto. Come al solito indosso il braccialetto al polso sino a quando le ruote dell’aeromobile non toccano il suolo patrio. Poi zac. E’ finita la comedia.

fine

… e se ancora non ne avete abbastanza:
La puntata di Thermos che Alarico ha dedicato al Festival.

THERMOS ALARICO MANTOVANI 05 06 2012 RADIO CITTà DEL CAPO by Alarico

Francesco | 17:10 | Saturday 30 June 2012 | Comments Off
Speciali

Cosa vuol dire fare cultura d’estate all’aperto a Bologna: una tavola rotonda

L‘estate bolognese 2012 verrà ricordata di certo come una stagione ricchissima di proposte culturali di ogni tipo, con un programma di (Bologna estate) davvero denso di ogni tipo di manifestazione. D’altro canto, anche in occasione dell’inizio di questa stagione estiva, sono fioccate le polemiche soprattutto a proposito dei concerti rock programmati in alcuni spazi cittadini.

Ma cosa vuol dire essere imprenditori culturali a Bologna oggi? E come è nato il “patto” tra Comune e gestori di locali, organizzatori di concerti, promoter e altri soggetti che da subito sono stati coinvolti nella progettazione estiva? Per tornare a queste domande, e vedere i primi risultati dello sforzo di tanti, lasciando perdere le polemiche e badando ai fatti, Maps ha organizzato insieme alla redazione informazione di RCDC una sorta di tavola rotonda che ha visto alcuni dei rappresentanti degli spazi estivi discutere e spiegarsi insieme. Sono intervenuti, oltre alla nostra redattrice Damiana Aguiari, anche Marzio Manni (Covo Club – Bolognetti Rocks), Moreno Mari (Montagnola Estate) e Michele Giuliani (Locomotiv Club – Piazza Verdi Estate).

Francesco | 09:00 | Wednesday 27 June 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast, Speciali

Disco della settimana: AA VV – Live@Maps – Vol. 5

Siamo giunti anche quest’anno all’ultima settimana di trasmissioni di Maps e, come da tradizione, vi regaliamo la raccolta dei live di questa quinta stagione (ma gli altri quattro “volumi” sono lì a disposizione, sulla destra). Abbiamo voluto rendere ancora più speciale questa piccola “uscita” chiedendo all’amico Tuono Pettinato di disegnare la copertina di questo Live@Maps – Vol. 5 (nello zip trovate anche il retro) e lo ringraziamo tantissimo per questo, così come ringraziamo chi ha curato le copertine delle scorse edizioni. E ringraziamo infinitamente tutti i collaboratori, coconduttori e dei ex-machina che in questo e nei quattro anni passati hanno reso possibili le centinaia di puntate di Maps. Grazie tantissimo quindi a Laura Marongiu e Letizia “Titti” Lodi, Federico Pirozzi e Pietro Borzì, Jonathan Clancy e Eleonora Gasparella per il loro insostituibile apporto in questo primo lustro di trasmissione, e grazie anche a tutti i volontari e i lavoratori della radio.

Ovviamente grazie a tutte le band e i musicisti che hanno suonato in questi nove mesi e più di trasmissioni e che hanno il loro posto in questa raccolta con canzoni per lo più nuovissime, ma anche vecchie. E ci sono anche degli inediti! Grazie quindi a: My Bubba & Mi, Ofeliadorme, Winstonmcnamara, Olson e Monnone, Gionata Mirai, Ed Laurie, The Sandwitches, Maria Antonietta, VeryShortShorts, Bugo, Musica per Bambini, Phidge, Nada, Band of Skulls, Boxeur the Coeur, Tubax, Zen Circus, Lapingra, C. W. Stoneking, Jason McNiff, Laurex Pallas, Heike Has the Giggles, Man on Wire, A Toys Orchestra, I Am Oak, Father Murphy, 33 ore, Dino Fumaretto, Calibro 35, Brunori SAS, Colapesce, Akron/Family feat. Kid Millions, Nicolò Carnesi, Gomez, Mariposa, Bob Corn, David Israel, Bungalow 62, Terje Nordgarden, Movie Star Junkies, Cut, Larry Yes and the Tangled Mess, 2 Pigeons, Wolther Goes Stranger, His Clancyness, Lo Stato Sociale, Julie’s Haircut, Jules Not Jude, Virginiana Miller, Gazebo Penguins e a chi ha reso possibile che le band venissero nei nostri studi.

Sono stati tanti i musicisti e le band che hanno suonato a Maps da ottobre fino ad oggi: cinquanta, quanti i brani che potete scaricare gratuitamente cliccando sul link sotto. Questo, insomma, è il consueto regalo di Maps per la vostra estate. Potete stampare le copertine, masterizzare i cd per ascoltarli nel vostro impianto stereofonico, oppure usare i brani in formato mp3 o, ancora, sfruttare lo streaming dei set di Soundcloud qui sotto, e, se vi va, condividere questa piccola “summa” della quinta stagione di Maps. In questa ultima settimana che inizia oggi ci saranno altri live (che troveranno posto nella prossima raccolta), altre chiacchiere, altra musica. Poi, dal mese di luglio, qualcosa nel palinsesto cambierà: è estate anche per RCDC! Maps ritorna dopo il caldo, ma sul nostro sito e sulle nostre pagine Facebook continueremo a proporvi la musica che ci piace e che crediamo possa piacervi. Grazie a tutti voi, ascoltatrici e ascoltatori, ci sentiamo questo pomeriggio!

Scarica Live@Maps – Vol. 5


Francesco | 09:00 | Monday 25 June 2012 | 3 Commenti »
Disco della settimana, Mp3, Speciali

Il mio Primavera Sound – di Alarico Mantovani. Seconda parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, da oggi al primo sabato di luglio continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi del mese.
L’inviato speciale di Maps al San Miguel Primavera Sound di Barcellona è il nostro Alarico Mantovani, che ci racconta il “suo” festival.

Iniziamo subito con le note dolenti, così ce le togliamo dai piedi. Che vi siano cancellazioni e cambiamenti di programma in corsa nell’ambito di un festival in cui si esibiscono centinaia di band, come capite, è un dato assolutamente fisiologico ed oserei dire statistico. Resta però il fatto che quest’anno le defezioni sono state abbastanza pesanti, non sono passate inosservate ed una volta tirate le somme hanno certamente influito sul giudizio complessivo relativo all’intero Primavera Sound. I primi a dare forfait con largo anticipo sono stati i Death Grips, eccitante duo americano sulla cresta dell’onda, dedito ad un alternative hip hop esplosivo e fuori dagli schemi. A ruota ha prevedibilmente segnato il passo un headliner gigantesco come Bjork per via dei noduli alle corde vocali che purtroppo la stanno bersagliando da un po’ di tempo a questa parte. Soltanto un paio di giorni prima del suo concerto ha dovuto darla su anche un altro dei nostri beniamini ovvero El-P: l’ex Company Flow ha annullato a causa della morte di una persona a lui molto vicina. Non è finita qui perché la sfiga continua ad abbattersi sul Primavera anche in corso d’opera: se il motivo per cui i Melvins non si presentano non è molto chiaro, un’altra brutta notizia giunge dalle condizioni di salute piuttosto gravi di Matt Pike degli Sleep, il cui concerto viene annullato poco prima dell’inizio.

Tolto il dente tolto il dolore. Detto ciò, il venerdì è stata una giornata a mio avviso interlocutoria, non all’altezza delle altre che ho vissuto al Parc del Fòrum in questi anni. In avvio le note positive con il nostro Paolo Iocca, Boxeur the Coeur, seguito da tutta la balotta di Sfera Cubica a sostenerlo sotto il palco Adidas Originals: buona prova per lui che si lancia indomito e sicuro, peccato che la luce del giorno penalizzi un po’ il suo show, così suggestivo quando può invece spalmarsi sulla faccia e sulle braccia i colori fluo nell’oscurità. Seguo distrattamente Dirty Beaches, apprezzabili ma in pienissimo stile Suicide, pure troppo, ed è quindi il turno dei Girls, un palco tutto splendidamente addobbato di fiori per loro che manco quello dell’Ariston avrebbe potuto competere: peccato che mi risultino un po’ noiosi ed innocui nonostante riconosca che abbiano mestiere e ci sappiano fare. Vado a fare un riposino sulle poltrone del magnifico auditorium Rockdelux ed intanto mi sento il tributo a Third dei Big Star con Jeff Tweedy, Yo La Tengo ed altri a cantare e reinterpretare i pezzi della band che fu di Alex Chilton… Mah, per quanto questo concerto sia stato decantato dagli organizzatori del festival in sede di conferenza stampa il giorno successivo, a me proprio m’ha annoiato: una roba molto da vez, che sarebbe piaciuta un sacco a quelli che leggono gli articoli dedicati al classic rock sul Mucchio e sul Buscadero sulla sedia a dondolo accanto al caminetto, cioè non a me. Però le poltrone, la visuale e l’acustica dell’Auditorium sono da provare almeno una volta nella vita (anche perché a partire dall’anno prossimo non potrà più essere utilizzato dagli organizzatori) e così non mi rammarico nemmeno troppo di aver perso il contemporaneo concerto dei War On Drugs.

Quando usciamo all’aperto è già in pieno svolgimento l’oceanico ed elefantiaco concerto di The Cure che monopolizza, anche psicologicamente, l’intera giornata di festival. Non odiatemi se vi confesso che, pur riconoscendone l’importanza ed il valore, non ho mai amato granché il binomio Cure/Smiths, oggetto altresì d’idolatria da parte di foltissime e maggioritarie schiere di indie rockers. E mentre ascolto distrattamente la scaletta che pare una compilation interminabile di tutti i grandi successi del gruppo di Sean Penn ehm… di Robert Smith, che nella mia testa si fonde in un medley caricaturale e nazionalpopolare, sgattaiolo di soppiatto giù al palco Vice per un paio di pezzi di cattiveria d’antan distillata dai veterani Napalm Death. Sarà che il palco è in salita ma dopo due pezzi mi sale anche la nausea. Provo allora a curarmi con i Codeine ed il loro slowcore da manuale, vent’anni fa perfetto anello di congiunzione tra gli Slint e le successive band del post-rock di Louisville. Evocativo ed anche emozionante a tratti, certo, ma la reunion li inserisce a pieno titolo nella categoria reliquie storiche. Mi rituffo nel nuovo con l’originale dubstep danzereccio e molto soul di SBTRKT e poi mi ribecco a distanza di anni The Rapture, giusto il tempo di sentire il tema della sigla dell’esilarante serie tv inglese dei Misfits e How Deep is Your Love, il trascinante singolone quasi mutant disco estratto dall’album dell’anno scorso. Ancora godibili. Il brutto però deve ancora arrivare. Non nego che serbavo aspettative dal live di Benga, uno dei massimi e raffinati produttori dubstep, uno che anche di recente ha buttato fuori singoli ed EP spinti e senza compromessi. A quanto pare, però, Magnetic Man è un punto di non ritorno e la prima mondiale del suo nuovo show è un polpettone informe da dare in pasto alla massa, con un mc sul palco che ti viene voglia di sputargli addosso da quanto è convenzionale ed omologato: un noto giornalista al mio fianco comincia a  dire che lui se lo immaginava che ormai s’era sputtanato pure Benga e si mette addirittura a fare parallelismi e raffronti con Skrillex. Io Skrillex non l’ho mai ascoltato per scelta, per partito preso, perché avevo già capito che mi avrebbe fatto vomitare ancor prima di ascoltarlo. Tuttora giuro che non ho mai sentito nemmeno un drop di Skrillex e non comincerò di certo stasera. Che il dubstep  ormai lo conoscesse pure Vincenzo Mollica e che fosse ormai da consegnare agli annali lo sapevamo già dalla fine del decennio scorso ma Benga rimane lo stesso la più grossa delusione del  Primavera Sound. Me ne vado schifato. Per fortuna mi tirano su il morale Matias Aguayo e Rebolledo che con un crescendo di gran classe mi distendono i nervi e mi riportano nelle giuste orbite sino all’alba del new day rising… cerveza beer cerveza beer cerveza beer…

fine seconda parte – continua

… e se ancora non ne avete abbastanza:
La puntata di Thermos che Alarico ha dedicato al Festival.

THERMOS ALARICO MANTOVANI 05 06 2012 RADIO CITTà DEL CAPO by Alarico

Francesco | 09:00 | Saturday 23 June 2012 | Comments Off
Speciali

Abbassa! Un festival con il cuore

A poco più di un mese dall’inizio dei terremoti che hanno sconvolto l’Emilia e alcune regioni limitrofe si tiene un festival eccezionale in tutto e per tutto. Si chiama ABBASSA, tutto maiuscolo, e vedrà esibirsi ben sedici band su due palchi , dal pomeriggio alla notte di domenica prossima, 24 giugno, a Bosco Albergati, vicino a Castelfranco Emilia. Tra le band Gazebo Penguins, Giardini di Mirò, Julie’s Haircut, Cut, Forty Winks, Beatrice Antolini e tante altre.

I soldi raccolti con i biglietti strappati nella giornata saranno impegnati per la ricostruzione del Circolo Musicale Lato B di Finale Emilia, reso insagibile dal sisma. Per saperne di più visitate il sito della manifestazione e ascoltate lo speciale redatto per Jalla Jalla, andato in onda l’altroieri. Vi invitiamo quindi tutti a Bosco Albergati, ma, se non poteste essere là, Città del Capo – Radio Metropolitana farà lo streaming di parte dei concerti, a partire dalle 1730 di domenica.

Francesco | 09:00 | Friday 22 June 2012 | Comments Off
Mp3, News, Speciali

Il mio Primavera Sound – di Alarico Mantovani. Prima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, da oggi al primo sabato di luglio continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi del mese.
L’inviato speciale di Maps al San Miguel Primavera Sound di Barcellona è il nostro Alarico Mantovani, che ci racconta oggi e sabato prossimo il “suo” festival.

Quando emergete dalla metro, stazione El Maresme-Fòrum, intruppati come supporter di una squadra di calcio che si recano in massa allo stadio, non appena vi ritrovate in strada inizia a risuonare il leit motiv: uno stuolo di asiatici con lattine arancioni in mano ripetono come un mantra “cerveza beer, cerveza beer, cerveza beer”. Propongo di inserirlo in loop nella Buddha Machine.
Dopo la coda per ritirare il press pass varco il gabbiotto d’ingresso ed eccomi dentro, per il terzo anno consecutivo, al Parc del Fòrum. C’è un punto interrogativo che intendo sciogliere quanto prima, una domanda che mi turba e non mi lascia tranquillo. L’anno precedente, il primo giorno di festival, era successo un gran casino perché gli organizzatori avevano tentato di introdurre un nuovo sistema di pagamento elettronico per la distribuzione delle bevande nei bar del Primavera Sound. Il sistema era andato in tilt totale, causando una drammatica caccia all’uomo nei confronti dei ragazzi che vendevano San Miguel con i fusti a tracolla, gli unici cui si poteva pagare in contanti e spiccioli la tanto agognata birra. Quando scendo al palco Pitchfork per il concerto di Grimes mi fiondo al banco del bar e con sommo gaudio mi accorgo che quest’anno le transazioni avvengono solo con banconote fruscianti e monete sonanti: tiro un sospiro di sollievo, il festival inizia in discesa come una lunga e rigenerante sorsata di birra gelata.

Come forse saprete al Primavera vi sono diversi concerti che si svolgono contemporaneamente, ad orari leggermente sfasati, su diversi stage. E’ dunque consigliabile preparare preventivamente una “road map” agguerrita che vi permetta di ottimizzare gli spostamenti da un palco all’altro e vi consenta di vedere gli show delle vostre band preferite riuscendo addirittura a fare qualche breve pausa ristoro. Mettetevi il cuore in pace: impossibile che non si accavallino o si sovrappongano alcuni dei vostri idoli e la scelta sarà crudele come il giochino di chi buttereste dalla torre. Oppure vi metterete a correre come disperati da una parte all’altra del grande Parc del Fòrum come ho fatto io per vedere almeno una parte del live dei Pavement – l’anno scorso o due anni fa, non ricordo – dopo un commovente concerto dei Mission of Burma… Insomma, come avrete capito ciascuno di voi vivrà alla fine un suo personalissimo Primavera Sound, diverso da quello di chiunque altro, risultato delle mille combinazioni possibili, come una sorta di cubo di Rubik o di partita a Tetris.

Quello di Grimes è per eccellenza il concerto che un hipster con la testa infarcita di “pitchporkate” non può perdere e dunque vado a sbirciare con occhio sociologico. Il tasso di hipsteria è indigeribile anche per il sottoscritto e dopo un paio di pezzi ripiego con un sussulto d’orgoglio e concretezza sul piano b, sull’opzione “vez intramontabili”: inanello una doppietta composta da Afghan Whigs e Mudhoney. Entrambe ancora dignitosissime, le band di Greg Dulli e Mark Arm si lanciano rispettivamente nella riproposizione dei loro cavalli di battaglia storici, dai pezzi di Gentlemen a quelli di Superfuzz Bigmuff. Mentre Mark Arm sbraita “Touch Me I’m Sick” sono lì sotto il palco ATP che mi tocco la fronte perché son partito da Bologna con la febbre, ma porca vacca io il Primavera Sound non me lo perdo, a costo di agonizzare sulla rambla…

Porto allora il mio culo bianco nuovamente al Pitchfork per lo sboccatissimo live di Danny Brown, uno dei rapper americani più chiacchierati degli ultimi anni, uno che è talmente anomalo da produrti un pezzo sulle note di “Horizontal Hold” dei This Heat, sì avete capito bene. Diciamo che la sua attitudine si può accomunare a quella del giro Odd Future Wolf Gang: ragazzi giovani, trasgressivi e con tante buone idee che devono ancora focalizzare e dimostrare che oltre al fumo c’è anche un bel pezzo di arrosto… diamo loro il tempo necessario. Uno che invece, come immaginavo, ha già parecchia sostanza, è certamente Spoek Mathambo: fresco di un nuovo ottimo lavoro su Sub Pop, il ragazzo di Johannesburg sa anche dal vivo riproporre con bravura e con l’aiuto di una band quel suo mix irresistibile di hip hop, black rock, afrobeat ed electro che lo rende una delle proposte più frizzanti del momento. A seguire, ATP, uno dei
concerti più emozionanti dell’intero festival, il black metal Southern Lord sui generis dei Wolves in the Throne Room, certamente influenzato dagli scandinavi e persino dal post-rock: un monolite di potenza sovrumana, palco immerso nell’oscurità con stendardi e vessilli, nel buio soltanto due lucine spia provenienti dalle chitarre ed un vero e proprio wall of sound… altroché Phil Spector…

Nell’ampio palco Ray Ban spazio poi all’elettronica scura ed emotiva dell’idolo locale 2012, John Talabot, a presentare il suo lavoro su Permanent Vacation. Riveste dignitosamente questo ruolo anche se l’anno scorso El Guincho aveva saputo fare decisamente meglio di lui in veste di profeta in patria… Gran finale con l’enfant prodige scozzese Rustie e la sua crunk wonky fumettistica scintillante da piena era post-dubstep: in quest’ambito è senza dubbio il numero uno e lo dimostra anche sul (penalizzante) palco Pitchfork. Sono le 5, riaprono la metro, “cerveza beer cerveza beer cerveza beer” e alle 6 del mattino, quando fuori è ormai giorno, vado a dormire. In perfetto orario ed in linea con la tabella di marcia. Sappiate che se non andate a letto la mattina non potrete mai godervi fino in fondo il Primavera Sound. Il venerdì è già alle porte, meglio lasciarsi sprofondare nel sonno e ricaricare le batterie per una nuova giornata di festival.

fine prima parte – continua

… e se ancora non ne avete abbastanza:
La puntata di Thermos che Alarico ha dedicato al Festival.

THERMOS ALARICO MANTOVANI 05 06 2012 RADIO CITTà DEL CAPO by Alarico

Francesco | 09:00 | Saturday 16 June 2012 | Comments Off
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La Sagra del… Primavera – 6

Ecco l’ultima puntata della trasmissioncina legata agli imminenti festival musicali iberici: il San Miguel Primavera Sound di Barcellona e il nuovo Optimus Primavera Sound di Porto.

Si tratta di due manifestazioni stracolme di artisti: per ogni puntata di questa pillola chiamata La Sagra del… Primavera parleremo di due band e, oltre alla musica, ci saranno interviste prese dagli archivi di Maps. Nell’ultima puntata della coproduzione allestita con Sfera Cubica: per voi Jon Talabot e Beach Beach. Buon ascolto e ci vediamo ai Festival!

La sagra del Primavera – Sesta puntata by Sfera Cubica

Francesco | 09:00 | Saturday 26 May 2012 | Comments Off
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