I Phidge sono stati tra i primi ospiti che abbiamo avuto a Maps, nei primi mesi del 2008, quando lanciavano il loro disco It’s All About to Tell. Da quel live, e da quell’anno, ne è passata di acqua sotto i ponti ma, proprio in questi giorni, la band bolognese esce con un nuovo attesissimo lavoro.
We Really Never Came Back vede i Phidge in versione 2.0: un cambio sofferto di formazione (e l’entrata di un nuovo batterista), ma anche, come ci hanno spiegato qualche giorno fa, un modo diverso di vedere la musica anche dovuto alle vicissitudini della vita dei membri della band. I risultati, però, sono ben visibili: il nuovo disco suona in maniera più solida e convinta ed è intriso di una cupezza non programmata ma “naturale”, come hanno puntualizzato i ragazzi nei nostri studi.
Ci mettiamo nei panni di Vulvia e vi diciamo: lo sapevate? Lo sapevate che l’inizio della carriera di Bugo ha avuto a che fare proprio con la nostra radio, oltre che con l’iscrizione di nascosto a un concorso fatta da un amico del musicista? È lo stesso Bugo che ci ha narrato nuovamente questa storia ai microfoni di Maps, prima di un live al Locomotiv Club. Si è trattato davvero di una chiacchierata divertente: Bugo, in tour per l’ultimo Nuovi rimedi per la miopia, ci ha regalato non solo aneddoti e chiacchiere in quantità, anche sulla partecipazione recentissima al film Missione di pace, ma anche due canzoni tratte dal disco.
Come, direte voi, ma le canzoni qua sotto sono tre! Vero: c’è anche un pezzetto di “Spermatozoi”, il brano che ha preso il nome dal concorso di cui vi abbiamo solo accennato prima. Che aspettate? Godetevi una mezz’ora più che piacevole di musica e chiacchiere.
Sono in tre e suonano benissimo. Da qualche settimana è uscito il loro secondo disco, Minimal Boom, che conferma le impressioni ottime date dall’album di esordio. E, dopo una manciata di mesi, sono tornati a trovarci a Maps per regalarci un fantastico mini live. Sono i Very Short Shorts, pianoforte, violino o viola e batteria (con batterista sostituto per l’occasione) che creano delle bordate strumentali efficaci e intense.
Con la band, tra un pezzo e l’altro della session, abbiamo fatto un bel po’ di chiacchiere, spaziando dai prossimi impegni del trio fino al cosa vuol dire mantenersi facendo musica. Ma abbiamo anche avuto modo di capire come un brano, quel “Namibia” che all’epoca della loro prima session a Maps era un inedito, sia finito (con un altro tempo e un altro titolo) nel nuovo disco. Buon ascolto!
Sono due dei nomi più interessanti della canzone italiana. Un momento, direte voi: ma da quando Letizia canta in italiano? E che è questa fascistissima mania di tradurre i nomi? Non si chiamava Marie Antoinette? Amici, le cose sono cambiate: “Storpiavano sempre il mio nome, e così…” ci ha detto Letizia nell’intervista che le abbiamo fatto qualche tempo fa. E la musicista ci ha anche raccontato del nuovo disco in uscita, non a caso, il 6 gennaio (per Pippola): ehi, è il giorno della nascita di Giovanna D’Arco, diranno i più colti di voi. E che c’entra? Scopritelo nell’intervista.
Ma Maria Antonietta non è venuta da sola: abbiamo avuto in studio ancora una volta anche Dario Brunori, per il quale Letizia apriva quella sera. L’uomo dietro alla Brunori SAS, oltre a regalarci una canzone tratta dal suo ultimo Poveri Cristi, ci ha anche spiegato cosa ha avuto a che fare nel processo creativo legato al debutto della musicista che era con lui nei nostri studi. Insomma, godetevi questa sarabanda di complimenti reciproci, belle canzoni e video, grazie alla benemerita Less Tv.
Di recente sono arrivate in Italia per un minitour The Sandwitches. La band, rappresentata in studio da Grace Cooper e Heidi Alexander, è venuta nei nostri studi lunedì scorso, prima di esibirsi allo Spazio Elastico. Il gruppo fa parte di una comunità folta ed esuberante di San Francisco, che comprende altri nomi come Sonny and the Sunsets, Fresh and Onlys e The Oh Sees, tanto per citarne qualcuno, sì, ma non a caso, visto che i membri di queste band hanno spesso collaborato tra di loro, creando nuove alchimie.
Con le ragazze abbiamo cercato quindi di capire meglio che scena si fosse creata nella città californiana, ma le nostre ingenue visioni si sono un po’ ammosciate, come sentirete nell’intervista, quando Grace e Heidi ci hanno raccontato come stanno le cose veramente a Frisco. Abbiamo poi parlato dei loro dischi, dei progetti futuri e ci hanno regalato anche due canzoni. Buon ascolto!
Una manciata di giorni fa, tra un concerto a Torino e uno a Firenze, si è fermato per una session nei nostri studi Ed Laurie. Il londinese sta per uscire con il nuovo disco Cathedral all’inizio del 2012 e ci ha regalato due anteprime dell’album. Insieme a lui Andrea Polato e Marco Stagni alle percussioni e al basso, che lavorano da molto con Ed e compaiono anche su disco.
In una puntata dominata da un tema che aveva a che fare con visioni e fantasmi, la band ha detto la sua su spettri e altre cose spaventose, e ci ha condotto nella concezione del nuovo disco, nato sotto molte coincidenze e con l’idea di epifania come uno dei tratti portanti delle canzoni che lo compongono. Eccone qua due, più una che risale a qualche anno fa, suonate in versione inedita nei nostri studi.
Conosciuto come membro del Teatro degli Orrori e dei Super Elastic Bubble Plastic, Gionata Mirai ha debuttato come solista questo mese con Allusioni, un disco coraggioso. Cinque brani legati tra loro, mezz’ora di musica strumentale per chitarra acustica a dodici corde.
E proprio con questo strumento, qualche giorno fa, Gionata è venuto in radio, per regalarci una session emozionante. Ha suonato per noi tre brani del disco, chiacchierando con noi di quali suggestioni si possono trovare nei brani e come questi siano legati (drammaticamente) alla contemporaneità, sebbene i suoni che potrete ascoltare sembrino avere tutt’altri riferimenti. Prendetevi due volte una mezz’oretta, sia per ascoltare intervista e live, sia da dedicare al disco. Vi assicuriamo che ne vale la pena.
Martedì, qualche ora prima di suonare dal vivo allo Spazio Elastico, sono venuti a trovarci Gary Olson e Mark Monnone: il primo al centro dei Ladybug Transistor, il secondo bassista degli ormai sciolti Lucksmiths, ma attivo anche come solista e insieme al sodale Olson. In un pomeriggio dominato da fulminei collegamenti con il Parlamento, nel giorno dei “308 voti” i nostri hanno sudato insieme a noi, ma alla fine siamo riusciti a farli suonare, e con enorme piacere.
I due sono meravigliosi, anche come persone: si rimpallano le battute, vanno davvero d’amore e d’accordo; questa amicizia, che dura ormai da undici anni, è anche fondata sulla comune concezione “sociale” della musica. Se ascoltate l’intervista capirete, ma per riassumere i due hanno sempre condiviso esperienze collettive, musicalmente parlando, di grande cooperazione: lo spirito su cui si sono fondati tutti i progetti musicali a cui hanno preso parte, da soli o insieme. Per voi due brani in acustico, tra cui una canzone che troverà spazio nel prossimo disco firmato Monnone Alone, oltre che alla chiacchiere che abbiamo fatto con loro negli studi della radio.
Vi proponiamo oggi una delle interviste più divertenti della stagione di Maps in corso che ha avuto come protagonista mattatore WinstonMcNamara. Se non lo conoscete ancora, l’ascolto dei file qui sotto vi aiuteranno a capire chi è il menestrello con la maschera da elefantino che, chitarra e proboscite, è venuto ad animare con ironia e melodie salmastre gli studi di Radio Città Del Capo.
Lo straripante WinstonMcNamara tra le mille cose ci ha raccontato com’è bello andare in tour lungo le coste marchigiane, come si è concretizzato Amore E Iodio, il suo primo album pubblicato dall’etichetta 24 (la figlia digitale della 42 Records) e ha persino rispettato una tradizione da queste parti, rispondendo senza esitazione alcuna alla temibile domanda dei dischi dell’isola deserta.
E’ proprio nell’abitacolo del band wagon che abbiamo beccato telefonicamente Stephen Lawrie, leader e fondatore dei Telescopes. La storica band shoegaze inglese (che potete apprezzare in una foto di, ehm, qualche anno fa) era appena arrivata allo Zuni bar di Ferrara, dove di lì a poco avrebbe tenuto un rumorosissimo live.
La chiacchierata è stata un piacevole excursus di considerazioni che dal passato, dalle influenze che hanno ispirato i primi dischi del gruppo alla presa di distanza da certi dinosauri del rock inglese, è arrivato fino ad oggi, con l’esperienza al mega festival ATP. Volete sapere anche qual è la “giovane” band preferita di Stephen o i suoi cinque dischi da isola deserta? Ascoltate l’intervista e stupitevi!
Last.fm
Facebook
Flickr