Visita il sito di Radio Città del Capo
Barazzo

TUTTO QUELLO CHE NON VI E’ MAI FREGATO DI CHIEDERE SUL METAL

Lo sapete tutti: i metallari o sono pigri o sono iperattivi. Io sono della prima categoria, a parte quando sono iperattivo (= pieno di vodkatonic) (ma poi mi passa).
Quindi arrivo per ultimo nel florilegio – poiché preferisco il sacrilegio – di collaboratori, buone idee, uscite attesissime e ottimi dischi che non ascolterò mai perché non sono metal e quindi fanno schifo.

Mettendo a sistema la mia pigrizia con il periodo dell’anno in corso ho quindi escogitato un trucchetto di suprema banalità per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Si chiama il “Podio Metal Dell’Anno” e ha la perfettamente legittima presunzione di imporre alle masse metanalfabeti (suona peggio di quel che è) quali dischi metal farsi trovare in casa per dimostrare la propria virilità in caso di visita delle Forze dell’Ordine, o nel peggiore dei casi delle Forze Del Male.

Questa settimana il gradino più basso del podio, ovvero la medaglia di sbronzo.
Rullo di cannoni.
Ta-daaaaah:

OM – God Is Good
(Drag City)

La prossima volta che parlate con uno/a di musica (metto anche il femminile per bar condicio anche se noi metallari parliamo di musica solo fra maschi) buttate lì a casaccio il nome degli OM e quando vi chiede “Ma che roba fanno?” voi con nonchalance borbottate “maaah… uhm… sai… tipo… METAL DA MEDITAZIONE!” e vedete l’effetto che ottiene, che per la mia esperienza è uno dei seguenti tre:
A. Davvero? Interessante! Ma non è noioso?
B. Ne sei sicuro? A me mi sembra una cazzata.
C. Vai a fare in culo e portatici anche gli OM.

God Is Good è un disco perfettamente umile per darsi un tono accademico e/o sapientone quando in realtà volete solo fare i pettinati che ascoltano musica che fa schifo a tutti perché è noiosa, ripetitiva, troppo scarna e ha un’aria di sfiga pesante addosso.

Questo è quello che vogliono farvi credere, almeno.

Quello che invece siete COSTRETTI a credere, perché lo dico io, è che God Is Good è un’esperienza, sì, di ispirazione spirituale, ma che si può ascoltare anche a un livello meno impegnativo. Reiterazione, profondità dei bassi – quasi dub – e atmosfera esot(er)ica reggono magnificamente il gioco. Il suono “vero” catturato agli Electrical Audio dal solito Albini fa il resto. Echi, spazio, riverberi calcolati al millimetro.

Ci si sente settimana prossima per il numero due. Non ascoltate merda nel frattempo. Grazie.

Articolo pubblicato alle 10:53 del Monday 16 November 2009, nelle categorie: Mp3, Podcast.
E' possibile essere aggiornati automaticamente sui commenti a questo articolo, attraverso il feed RSS 2.0.
Non è possibile commentare questo articolo.

Non è possibile commentare.