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Barazzo

Three Gigs in London – 2. Alice in Chains

Nonostante la trasmissione andasse avanti durante il ponte dell’8 dicembre, metà della redazione di Maps è andata a Londra in quei giorni e ha seguito dei concerti anche per voi. Miracoli dei voli low cost o della registrazione audio digitale?

Jerry Cantrell

Lunedì 7 dicembre 2009, Brixton Academy: Alice in Chains
Sono nato nel 1978. Capite, quindi che l’esplosione del grunge (chiamiamolo così) ha coinciso con la mia formazione. E la trimurti Nirvana, Pearl Jam e Alice in Chains è stata per me come Padre, Figlio e Spirito Santo. Non in quest’ordine. Comunque, quando ho saputo che gli AIC si stavano formando e avevano trovato un altro cantante, ho avuto un moto di orrore e sconforto. Nonostante questo, mi sono fatto coraggio e ho ascoltato il loro Black Gives Way to Blue: ehi, non è mica male! Siamo dalle parti della pesantezza dell’ultimo disco in studio della band, quell’album “self titled” con cane a tre zampe in copertina. Ma soprattutto non si prova fastidio ascoltando la voce di William DuVall. Insomma, decido di andarli a vedere.

Be’, amici, che concerto. Intanto la Brixton Academy è un posto fantastico, che ha 80 anni ed è tutta art decò. E voglio dire. Poi il pubblico: capelli lunghi, camicie di flanella, coetanei. Tutti commossi. E, last but not least, la band: gli Alice in Chains funzionano alla grande. Jerry Cantrell ha in mano saldamente tutto quanto, è lui il leader, se ci fosse bisogno di un’ulteriore conferma. Si parte con “Them Bones”, e per cinque pezzi non vi è traccia dell’album nuovo. Ci accorgiamo subito che, ragazzi, questo DuVall ci sa fare, e ha una voce pazzesca. Inutile confrontarla con il lamento struggente di Staley, che senso ha? DuVall funziona, e questo è quanto. La sezione ritmica è infallibile, le luci e l’istrionismo di Cantrell fanno il resto. Ad un certo punto, pausa. Arrivano degli sgabelli sul palco e partono tre pezzi acustici: sull’ultimo, foto gigante di Layne. Lucciconi ovunque. E poi si ricomincia. “Are you ready to have some more fucking noise?” E via, con classiconi, da “Would?” a “Rooster”, uno meglio dell’altro. Staley si butta per terra e fa gli assoli, ma ringrazia il pubblico tutto il tempo, e lo fa sinceramente. Insomma, il tempo vola via, in tutti i sensi, e rimane la sensazione di avere visto una grande band, insieme ad altre quattromila persone che, si sa, conoscono a memoria tutti i versi di “Down in a Hole”, e comunque non sono arrabbiati perché non era in scaletta.

… e se ancora non vi ho convinti:

 

 

 

continua

Articolo pubblicato alle 15:20 del Saturday 12 December 2009, nelle categorie: Mp3, News, Podcast, Speciali.
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Un commento all'articolo “Three Gigs in London – 2. Alice in Chains”

  1. Welcome to England | A Day in the Life dice:

    [...] che ho fatto in Inghilterra negli scorsi giorni è stato vedere concerti (e ne ho parlato sul sito di Maps). Quindi, di seguito, piccolissime note prese al volo, con tanto di fotografie altrettanto [...]