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Barazzo

Leggi Ascolta Crepa: Diamond Rings

Attenzione! Questa rubrica non rivela nuove verità né annuncia prossime big things: vuole essere invece lo specchio di come funziona oggi il maledetto, robotico, effimero m-blogging. M- sta per musicale ma anche micro e massivo. Allora che m-blogging sia, ma per tutti.

Qui su Leggi Ascolta Crepa, è bene ribadire, si parla di cotte. La passioncella, la scuffia, l’imbarcata, la sbornia, chiamiamola come ci pare, che ogni mezzora ci prende per una band o una canzone e non ci abbandona. Almeno per un quarto d’ora.

Diamond Rings è uno spilungone di Toronto che assomiglia allo scenester dal look più imbarazzante che possiate immaginare. E’ la copia nordamericana del ridicolo personaggio (che vi sta di certo sulle scatole) che frequenta il vostro stesso club (in ogni club ce n’è uno) e che, ogni volta che il dj gli agevola Lady Gaga, sale in vista su una barriera architettonica a caso per ballare “Poker Face” come non ci fosse un domani. Lo guardate, un po’ vi rattrista, al suo show preferite un drink al bancone, doppio.

Diversamente dall’hipster esibizionista e nonostante le apparenze, John O’Reagan qualcosa di gradevole riesce a combinarla: Diamond Rings è il risultato. Un nome dietro il quale vive lui stesso nei panni di un fissato con la pallacanestro e le casio, con la passione per le copertine dei dischi di Grace Jones, i trucchi di David Bowie e i Depeche Mode. Dopo aver mantenuto viva l’attenzione su di sé con una serie di singoli e video di cui ci eravamo già meravigliati durante l’anno, è da poco uscito Special Affections, album per Secret City dove vengono fornite ulteriori prove della bravura del ragazzo a giocare di gusto con i sintetizzatori e i beat su GarageBand. Una bizzarra classificazione da rivista potrebbe essere “sporty glam pop”. La sua elettronica in spirito DIY ha un che di austero, sincera e fiammante come un coming out a ciel sereno.

Quello che però preoccupa i suoi amici d’infanzia -non noi- pare sia il cambiamento repentino da punk rocker con un passato nel playground universitario, e persino uno da hippie, a queer con la tendenza ad andarci pesante di glitter e mossette. Sul palco si presenta da solo, cantautore uomo-macchina con le basi sparate a tutto volume dall’iPod. Anche questa è una novità visto che fino alla nascita del suo eccentrico alter-ego era il front man della band post-punk D’Urbervilles.
Wayfarer o mascara, glam pop o post punk, straight o gay: John, facce sognà!

Articolo pubblicato alle 09:14 del Tuesday 9 November 2010, nelle categorie: Mp3, Podcast.
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