Visita il sito di Radio Città del Capo
Barazzo

Indie kids (make me sick) – #1

Arcade Fire at Pancake MountainCon un titolo rubato in maniera abbastanza equivoca a una canzone dei Tunas, inaugura qui una nuova rubrica di Maps dedicata allo scottante problema dei figli nell’indie rock.
Come sapete, l’indie rock ormai è roba da matusa: le band che amavate da giovani si sono riformate per pagare il mutuo, gli amici con cui andavate ai concerti hanno messo su famiglia e sono spariti, e il vostro più grosso problema è trovare qualcuno che vi tenga i bambini il venerdì sera quando dovete andare a fare i dj. Si tratta di una questione demografica: “la scena” come la conoscevate quindici o venti anni fa ha continuato a fare più o meno le stesse cose (i gruppi, i dischi, i concerti, le serate, i festival, gli aperitivi…), mentre il tempo è passato per tutti. E così, ci si ritrova in mezzo a un pubblico con la maglietta degli Strokes che ha l’età dei nostri genitori quando ce ne siamo andati di casa.

Ma rovesciamo il problema: come direbbe Helen Lovejoy, “won’t somebody please think of the children!?!” Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo di Thomas Conner dedicato a “Yo Gabba Gabba!“, lo spettacolo televisivo americano (da noi si può vedere su Sky) che mescola l’intrattenimento per l’infanzia con i live di band come MGMT, Shins, Of Montreal, Enon e Cornelius, solo per citare alcuni dei nomi passati. Yo Gabba Gabba! in poco tempo è diventato un notevole fenomeno commerciale (dvd, libri, compilation, spettacoli dal vivo nei teatri) e il passaggio di una band nel programma viene considerato, da un lato, più appetibile di una rotazione di un video in tv e, dall’altro, una piccola consacrazione indie.
Nell’intervista Christian Jacobs, uno dei fondatori dello show, si lascia andare alla battuta “We’re creating little rock snobs”, e la sua mi sembra una presuntuosa e malinconica illusione. “Rock snob” è un’etichetta davvero datata, figlia di un’epoca in cui si concepivano i gusti musicali come un elemento capace di distinguerti in maniera radicale. Qui, per la miseria, stiamo parlando di un target dell’età media di sei anni. Chi ti ha detto che questi, tra un salto e l’altro in mezzo ai loro amichetti, abbiano voglia di diventare snob? E come puoi pensare di tirare fuori qualcosa di “snob” da pupazzoni di gomma che ballano sotto stelle di cartone?
D’altra parte, è anche vero che lo show funziona ed è divertente. I genitori “indie” si entusiasmano, i loro figli tendono ad assecondarli perché gli vogliono bene e così finiscono per farsi piacere anche MGMT, Shins e Of Montreal, e imitare i pupazzoni. Però, per esempio, qualche anno fa, parlando di un programma affine, Pancake Mountain, avevo sottolineato il background e le motivazioni abbastanza diverse che lo animavano. Guardandolo avevi l’impressione che le corse e i salti spensierati dei bambini in mezzo alle band che suonavano (Arcade Fire, Flaming Lips, Lou Barlow, Melvins, Henry Rollins, Deerhoof…) fossero l’obiettivo ultimo di tutto quanto, e che i musicisti provassero sinceramente a stare al gioco, riuscendoci poi in misure diverse. Il creatore Scott Stuckey, in passato già al lavoro con R.E.M., Vic Chesnutt, Bob Mould e Minor Threat, ha cercato di mantenere un certo spirito DIY in tutto lo spettacolo. Al confronto con quegli hipster di Yo Gabba Gabba!, Pancake Mountain sembra in qualche modo più traballante e meno luccicante, ma magari i bambini si domandano se proprio per questo non sia anche più indie.

Articolo pubblicato alle 08:35 del Tuesday 12 October 2010, nelle categorie: Miscellanea.
E' possibile essere aggiornati automaticamente sui commenti a questo articolo, attraverso il feed RSS 2.0.
Non è possibile commentare questo articolo.

Non è possibile commentare.