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Barazzo

Il mio Primavera Sound – di Alarico Mantovani. Terza e ultima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviato speciale di Maps al San Miguel Primavera Sound di Barcellona è il nostro Alarico Mantovani, che ci racconta il “suo” festival.

Dando un’occhiata al programma ero certo che l’ultima giornata di festival avrebbe risollevato la media complessiva dell’edizione 2012. Nella giornata di sabato 2 giugno si sarebbero esibiti infatti alcuni degli artisti che mi avevano motivato maggiormente a tornare per la terza volta di fila a Barcelona.
L’anno scorso il sabato barcelonese era stato un tripudio, con la finale di Champions League trasmessa su megaschermo nell’area del Parc del Fòrum. Quest’anno, sarà la crisi economica che proprio in quei giorni mette a nudo senza pietà la fragilità della Spagna, che si guadagna ingloriosamente le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, sarà che nella Liga il Barca è stato battuto dagli odiatissimi cugini del Real, ma tutto pare molto più placido e tranquillo. Il fischio d’inizio arriva allora per me con James Ferraro e le sue ipnagogie elettroniche sul palco Pitchfork: breve e conciso ma intenso. Pianto poi le tende per un paio d’ore all’ATP per i britannici Forest Swords e Demdike Stare: devo dire che erano piuttosto alte le mie aspettative e la curiosità per quanto avrebbero fatto sentire queste che reputo tra le migliori realtà del panorama musicale di inizio decennio. Sarà che proprio in apertura di concerto devo incassare via sms e metabolizzare velocemente una terribile notizia che mi  giunge dall’Italia – l’eliminazione del mio Hellas Verona dai play off – ma ci impiego un poco per calarmi nel clima suggestivo del concerto di Matthew Barnes aka Forest Swords, da Wirral, Liverpool. Tuttavia, più l’elemento dub si intensifica più il climax catartico della sue originali reiterazioni e distensioni psichedeliche si rende efficace. E alla fine il risultato è positivo. I Demdike Stare, per cui  personalmente stravedo, propongono anche dal vivo la loro miscela di atmosfere post-punk inquietanti e suggestive riviste in chiave innovativa: una sorta di colonna sonora minacciosa per ambienti e immagini in bianco e nero (la rigorosa e splendida grafica delle copertine Modern Love) che trasuda una lunga e consapevole Storia di matrice etno-dub, sul sentiero che dai Cabaret Voltaire e dal Pop Group conduce a Shackleton passando per trance, isolazionismi vari e musiche ad alto tasso cinematografico. Mentre attendo la mezzanotte mi vedo i Chromatics, gruppo pressoché inutile, tra i tantissimi che al giorno d’oggi riconfezionano col fiocchettino la synth-wave degli Ottanta in modo calligrafico.

Mi sposto lateralmente facendo il passo del granchio fino al palco Vice perché ci sono i miei pupilli Dean Blunt e Inga Copeland, in arte Hype Williams. Ripropongono il live memorabile già visto l’autunno scorso al Club to Club a Torino, basato sul nuovo album uscito su Hyperdub, disco apparentemente trascurabile ma che cresce esponenzialmente con gli ascolti: fateci un pensierino, c’è uno splendido artwork ed un bel vinile rosso fuoco ad attendervi… voi e i vostri mp3 del c###o!
Dicevo: strobo a palla per tutto il concerto, roba da uscirne piumati, pardon, menomati e pars construens e destruens perfettamente bilanciate con il consueto finale violentissimo. Grandi.
Dopo una necessaria pausa in riva al mare – davvero piacevole e confortevole la press area allestita da Adidas – spicco un balzo con un colpo di reni per la volata finale. Raggiungo di gran carriera l’ATP per il Pop Group: Mark Stewart è sempre immenso e gli inconfondibili riff secchi delle chitarre della band, che ci fanno rimembrare quell’epoca in cui il Group dominava in compagnia di P.I.L. e Gang of Four sono sempre musica per le mie orecchie e grinta e rabbia che trafiggono il costato come stilettate. I pezzi ovviamente quelli classici, poetici e politici di Y e For How Much Longer… da Thief of Fire a We Are All Prostitutes… Voi che potete andate a sentirlo il grande Mark Stewart il 20 luglio in piazza Verdi a Bologna, nell’anniversario della morte di Carlo Giuliani. Massimo rispetto.

Sono già le 2.30! Corro nell’amplissimo spazio MINI, da cui si gode lo skyline notturno della città, per lo storico LFO: minchia, sembra quasi di andare ad un raveMark Bell ci assale letteralmente con la sua techno idm acidissima a volume monster, con bassi che squassano gli organi interni e visual straordinari, con grafica asciutta, essenziale e geometrica, colori primari.
L’inglese, reduce da quell’epoca cruciale e di snodo per l’elettronica mondiale che sono stati gli anni a cavallo tra la fine degli Ottanta ed i primi Novanta, ci regala il set più emozionante e d’impatto di tutto il Primavera Sound 2012.
Gambe in spalla, non ci si può fermare un attimo perché alle tre e mezza sono già al Ray-Ban per Neon Indian: ahhh, quanto mi gusta il suo synth pop molto 80′s ed estivo ed evocativo come la madeleine proustiana… Alan Palomo ci sa fare e allora me lo godo tutto, anche perché stiamo per arrivare agli sgoccioli… tra non molte ore dovrò già essere all’aeroporto mannaggia e dunque cerco di bere quel tanto che mi possa mantenere in vita e condurre al nuovo giorno tutto intero. Il momento culmine della sublimazione del festival arriva con il dj set conclusivo di Scuba: come si poteva immaginare moltissima techno e pochissime tracce di dubstep, tecnicamente perfetto e pregevolissimo nella selezione e nella consecutio temporum. Maestria e padronanza assoluta. Quel che ci vuole per far volare alto le migliaia di persone che ormai mezze o del tutto sbronze (ma tutte sempre amichevolissime, mai neanche una traccia di tensione, mai) ballano gioiosamente fino all’alba dando fondo alle energie residue. Cerveza beer cerveza beer cerveza beer ed è già ora di andare all’aeroporto. Come al solito indosso il braccialetto al polso sino a quando le ruote dell’aeromobile non toccano il suolo patrio. Poi zac. E’ finita la comedia.

fine

… e se ancora non ne avete abbastanza:
La puntata di Thermos che Alarico ha dedicato al Festival.

THERMOS ALARICO MANTOVANI 05 06 2012 RADIO CITTà DEL CAPO by Alarico

Articolo pubblicato alle 17:10 del Saturday 30 June 2012, nelle categorie: Speciali.
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