Visita il sito di Radio Città del Capo
Barazzo

Il mio Primavera Sound – di Alarico Mantovani. Prima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, da oggi al primo sabato di luglio continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi del mese.
L’inviato speciale di Maps al San Miguel Primavera Sound di Barcellona è il nostro Alarico Mantovani, che ci racconta oggi e sabato prossimo il “suo” festival.

Quando emergete dalla metro, stazione El Maresme-Fòrum, intruppati come supporter di una squadra di calcio che si recano in massa allo stadio, non appena vi ritrovate in strada inizia a risuonare il leit motiv: uno stuolo di asiatici con lattine arancioni in mano ripetono come un mantra “cerveza beer, cerveza beer, cerveza beer”. Propongo di inserirlo in loop nella Buddha Machine.
Dopo la coda per ritirare il press pass varco il gabbiotto d’ingresso ed eccomi dentro, per il terzo anno consecutivo, al Parc del Fòrum. C’è un punto interrogativo che intendo sciogliere quanto prima, una domanda che mi turba e non mi lascia tranquillo. L’anno precedente, il primo giorno di festival, era successo un gran casino perché gli organizzatori avevano tentato di introdurre un nuovo sistema di pagamento elettronico per la distribuzione delle bevande nei bar del Primavera Sound. Il sistema era andato in tilt totale, causando una drammatica caccia all’uomo nei confronti dei ragazzi che vendevano San Miguel con i fusti a tracolla, gli unici cui si poteva pagare in contanti e spiccioli la tanto agognata birra. Quando scendo al palco Pitchfork per il concerto di Grimes mi fiondo al banco del bar e con sommo gaudio mi accorgo che quest’anno le transazioni avvengono solo con banconote fruscianti e monete sonanti: tiro un sospiro di sollievo, il festival inizia in discesa come una lunga e rigenerante sorsata di birra gelata.

Come forse saprete al Primavera vi sono diversi concerti che si svolgono contemporaneamente, ad orari leggermente sfasati, su diversi stage. E’ dunque consigliabile preparare preventivamente una “road map” agguerrita che vi permetta di ottimizzare gli spostamenti da un palco all’altro e vi consenta di vedere gli show delle vostre band preferite riuscendo addirittura a fare qualche breve pausa ristoro. Mettetevi il cuore in pace: impossibile che non si accavallino o si sovrappongano alcuni dei vostri idoli e la scelta sarà crudele come il giochino di chi buttereste dalla torre. Oppure vi metterete a correre come disperati da una parte all’altra del grande Parc del Fòrum come ho fatto io per vedere almeno una parte del live dei Pavement – l’anno scorso o due anni fa, non ricordo – dopo un commovente concerto dei Mission of Burma… Insomma, come avrete capito ciascuno di voi vivrà alla fine un suo personalissimo Primavera Sound, diverso da quello di chiunque altro, risultato delle mille combinazioni possibili, come una sorta di cubo di Rubik o di partita a Tetris.

Quello di Grimes è per eccellenza il concerto che un hipster con la testa infarcita di “pitchporkate” non può perdere e dunque vado a sbirciare con occhio sociologico. Il tasso di hipsteria è indigeribile anche per il sottoscritto e dopo un paio di pezzi ripiego con un sussulto d’orgoglio e concretezza sul piano b, sull’opzione “vez intramontabili”: inanello una doppietta composta da Afghan Whigs e Mudhoney. Entrambe ancora dignitosissime, le band di Greg Dulli e Mark Arm si lanciano rispettivamente nella riproposizione dei loro cavalli di battaglia storici, dai pezzi di Gentlemen a quelli di Superfuzz Bigmuff. Mentre Mark Arm sbraita “Touch Me I’m Sick” sono lì sotto il palco ATP che mi tocco la fronte perché son partito da Bologna con la febbre, ma porca vacca io il Primavera Sound non me lo perdo, a costo di agonizzare sulla rambla…

Porto allora il mio culo bianco nuovamente al Pitchfork per lo sboccatissimo live di Danny Brown, uno dei rapper americani più chiacchierati degli ultimi anni, uno che è talmente anomalo da produrti un pezzo sulle note di “Horizontal Hold” dei This Heat, sì avete capito bene. Diciamo che la sua attitudine si può accomunare a quella del giro Odd Future Wolf Gang: ragazzi giovani, trasgressivi e con tante buone idee che devono ancora focalizzare e dimostrare che oltre al fumo c’è anche un bel pezzo di arrosto… diamo loro il tempo necessario. Uno che invece, come immaginavo, ha già parecchia sostanza, è certamente Spoek Mathambo: fresco di un nuovo ottimo lavoro su Sub Pop, il ragazzo di Johannesburg sa anche dal vivo riproporre con bravura e con l’aiuto di una band quel suo mix irresistibile di hip hop, black rock, afrobeat ed electro che lo rende una delle proposte più frizzanti del momento. A seguire, ATP, uno dei
concerti più emozionanti dell’intero festival, il black metal Southern Lord sui generis dei Wolves in the Throne Room, certamente influenzato dagli scandinavi e persino dal post-rock: un monolite di potenza sovrumana, palco immerso nell’oscurità con stendardi e vessilli, nel buio soltanto due lucine spia provenienti dalle chitarre ed un vero e proprio wall of sound… altroché Phil Spector…

Nell’ampio palco Ray Ban spazio poi all’elettronica scura ed emotiva dell’idolo locale 2012, John Talabot, a presentare il suo lavoro su Permanent Vacation. Riveste dignitosamente questo ruolo anche se l’anno scorso El Guincho aveva saputo fare decisamente meglio di lui in veste di profeta in patria… Gran finale con l’enfant prodige scozzese Rustie e la sua crunk wonky fumettistica scintillante da piena era post-dubstep: in quest’ambito è senza dubbio il numero uno e lo dimostra anche sul (penalizzante) palco Pitchfork. Sono le 5, riaprono la metro, “cerveza beer cerveza beer cerveza beer” e alle 6 del mattino, quando fuori è ormai giorno, vado a dormire. In perfetto orario ed in linea con la tabella di marcia. Sappiate che se non andate a letto la mattina non potrete mai godervi fino in fondo il Primavera Sound. Il venerdì è già alle porte, meglio lasciarsi sprofondare nel sonno e ricaricare le batterie per una nuova giornata di festival.

fine prima parte – continua

… e se ancora non ne avete abbastanza:
La puntata di Thermos che Alarico ha dedicato al Festival.

THERMOS ALARICO MANTOVANI 05 06 2012 RADIO CITTà DEL CAPO by Alarico

Articolo pubblicato alle 09:00 del Saturday 16 June 2012, nelle categorie: Speciali.
E' possibile essere aggiornati automaticamente sui commenti a questo articolo, attraverso il feed RSS 2.0.
Non è possibile commentare questo articolo.

Non è possibile commentare.