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Barazzo

Il mio Optimus Primavera Sound – di Marta Fantin. Prima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviata speciale di Maps all’Optimus Primavera Sound di Porto è la nostra Marta Fantin, che ci racconta il “suo” festival.


“Il prossimo anno ci torno” Questo è il pensiero che ho avuto l’ultimo giorno di festival, a notte fonda, mentre lasciavo il Parque da Cidade.
Ma torniamo indietro.
Atterro mercoledì a Oporto per la prima edizione dell’Optimus Primavera.
Cast ridotto rispetto a quello del fratello maggiore spagnolo ma altrettanto interessante; come sempre 4 giornate di concerti che iniziano alle 16 e terminano a notte fonda.
La location, il Parque da Cidade che potrebbe tranquillamente essere cornice di un film di Gondry, si trova ad una quindicina di km dal centro ma è comodamente raggiungibile con la metro cittadina. Appena arrivata ritiro il mio pass e faccio un giro per ambientarmi. La zona cibo è scandalosa, tutte le bancarelle sono l’apoteosi del junk food: Pizza Hut, Igor la Pantera Rosada (churros e dolci fritti), Cachorrao (Hot Dog), Mega Bifanas (carne che galleggia in non so quale liquido) e KFC (sì, proprio quello dei polli). L’unico posto vagamente sano nel quale comprare del cibo è Bio Go Natural dove però tutto ha prezzi allucinanti. Peccato aver selezionato dei banchetti di così bassa qualità e poco attenti a vegetariani/celiaci ecc ecc., questo, oltre alle defezioni delle band che vi racconterò in seguito, sarà l’unico neo del Festival. Molto carina invece l’idea di creare un angolo enoteca in una zona un po’ appartata del Parco, tra panche di legno e rigogliosi cespugli verdi, che propone vini locali e Porto.

I palchi invece sono quattro, più o meno di dimensioni uguali, tre dei quali sono a distanza piuttosto ravvicinata ma vista l’ottima programmazione non c’è il rischio che l’uno vada ad interferire nell’acustica dell’altro. Un unico palco coperto, il Club, in un’area dislocata, sarà una salvezza visto il tempo piovoso che incontreremo durante i giorni di festival.
Dopo aver recuperato il programma e l’essenziale kit di sopravvivenza fornito gratuitamente dall’organizzazione (stuoino e k-way), inauguro questo festival con il concerto di Atlas Sound, il quale live mi aveva lasciata interdetta qualche anno prima a Barcellona. Stessa impressione che mi aveva fatto allora: dal vivo, da solo, non tutti i pezzi convincono. Resa ottima delle ballad ma poca efficacia per le canzoni in cui i loop sonori si intrecciano.
Il set di Yann Tiersen lo vedo dalla collinetta, in questo caso la luce del giorno penalizza il suo show che sarebbe stato sicuramente più suggestivo supportato da colori notturni se non all’interno di un auditorium.
Per i tanto acclamati The Drums sono in una buona posizione. È l’ultima data prima della fine del lunghissimo tour e la band è visibilmente provata. Next Big Thing? No, la band è a mio avviso molto deludente: i pezzi sono piatti e sembra di vedere un video su YouTube piuttosto che di assistere ad un live. Cosa ancor più fastidiosa è la presenza scenica del cantante che tenta di emulare le migliori icone Brit Pop britanniche degli anni passati. Lascio i The Drums alle proprie pose da star per andare a prendere posto tra le prime file per il concerto più atteso della giornata: Suede!
Brett Anderson è in forma smagliante, band impeccabile e set che inizia con “This Hollywood Life” e “Trash” e si chiude con “Beautiful Ones”. Cosa volere di più? Folla in estasi.

È da poco passata la mezzanotte e mancano ancora due concerti prima di concludere questa prima giornata, tra una birra Super Bock e una Sangria aspettiamo i Mercury Rev (che hanno rimpiazzato gli Explosions in the Sky)
La band di Jonathan Donahue è come sempre da manuale, un set lungo, sognante e riverberato che lancia l’arena in un viaggio che porta all’ultimo concerto della serata, quello dei Rapture.
Non sono una grande fan della band newyorkese targata DFA ma devo ammettere che il loro live è stato travolgente. Esecuzione perfetta ed energia da vendere.
Siamo alla fine, stanchissimi e con l’incognita di trovare la soluzione più veloce per tornare in centro (visto che la metro chiude all’una). Ma la perfetta organizzazione del Primavera anche questa volta si è dimostrata all’altezza della situazione, predisponendo a poche centinaia di metri dall’entrata del Festival delle navette che partono ogni 10 minuti con destinazione Porto centro.

Fine prima parte – continua

Articolo pubblicato alle 09:00 del Saturday 7 July 2012, nelle categorie: Speciali.
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