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Barazzo

Archivio - July, 2012

Regalini per l’estate: un nastrone al giorno toglie l’eritema di torno

Ormai anche luglio ha girato la boa di metà mese, il sole è sempre più caldo e implacabile e la voglia di mare si aggira furtiva tra le scrivanie e i microfoni di Radio Città del Capo. Anche il sito di Maps sta per andare in vacanza ma, prima di farlo, vorremmo lasciarvi con un regalino musicale. L’estate, si sa, è la stagione delle compilation e dei nastroni per eccellenza e, quindi, abbiamo deciso di riunire per voi, in un post, un po’ di compilation estive che sono state pubblicate recentemente.

Partiamo dall’Italia, con la compilation realizzata da Rockit in onore dell’edizione del Mi Ami di quest’anno che comprende, tra i tanti, Brunori Sas, Bugo, Calibro 35 e Drink to me.

Sempre composto in Italia ma con artisti internazionali, è il nastrone di Frigopop che inizia proprio con il gruppo estivo per eccellenza: i Black Lips.

Musicletter, invece, vi mette a disposizione E=Love, una compilation con tanto di artwork, che si può sia ascoltare online sia scaricare da qui.

Giochiamo in casa RCDC con la compilation del nostro caro Enzo Polaroid, composta ormai più di un mese fa, per risollevare il morale dall’ansia del terremoto che, in quel periodo, attanagliava tutti noi.

Sentireascoltare pensa ai gusti diversi dei suoi lettori, confezionando diverse compilation a seconda del genere musicale: potete dilettarvi con quella elettronica, rilassarvi con quella chillwave, ondeggiare la testolina con quella indie oppure stare al passo con i tormentoni estivi sparati dalle casse del vostro stabilimento preferito, ascoltando quella chiamata, appunto, mainstream.

Per finire, vi presentiamo una bella iniziativa degli Aucan: potete scaricare il loro mega mix per l’estate 2012 pagando semplicemente con un tweet.

Queste raccolte, insieme al nostro Live at Maps vol. 5, dovrebbero darvi musica a sufficienza per le settimane venture. Lo staff di Maps vi augura buone vacanze. Ci risentiamo quando le temperature saranno più miti e le scuole riaperte. Grazie a tutti e buona estate!

Laura | 18:02 | Thursday 19 July 2012 | Comments Off
Mp3, News, Speciali

Mangiacassette: chiacchiere, diapositive e risate

Il suo Disco interno è uscito alla fine del 2011 e, da allora,  l’interesse per il suo cantautorato ironico e “lo-fi” è cresciuto proporzionalmente man mano che anche gli ascolti aumentavano. Così, visto che per l’ultima puntata della prima parte di Granita Metropolitana di venerdì avevamo il desiderio di offrire un live di qualità e chiacchiere interessanti ai nostri ascoltatori, abbiamo obbligato (senza fargli male, lo giuriamo) Lorenzo Maffucci, in arte Mangiacassette, a fare una piccola deviazione del percorso che da Pistoia, città natale e di residenza, lo avrebbe portato a Santarcangelo di Romagna, dove avrebbe dovuto esibirsi la sera seguente, all’interno del Festival Internazionale del Teatro in Piazza.

Lorenzo ha accolto l’invito e ne ha approfittato per lanciare un appello di raccolta diapositive per l’esibizione del giorno seguente, mentre noi ne abbiamo approfittato per fargli un po’ di domande sulla natura delle sue canzoni e del disco tutto, sul nome che ha scelto per il suo progetto e sull’utilizzo dell’oggetto in questione (il mangiacassette, appunto) che effettivamente fa. Ne è venuta fuori una mezz’ora esilarante, che  potete riascoltare e scaricare qua sotto – insieme alle tre canzoni che Lorenzo ha eseguito live – e che, oltre a rendere l’idea di quello che c’è dietro il suo lavoro, mette all’erta gli ascoltatori riguardo l’esistenza di idee per il prossimo album.

Granita Metropolitana, quindi, vi lascia con questo bel live per l’estate, vi augura buone vacanze, si raccomanda che aspettiate di digerire la frittura di pesce prima di fare il bagno e vi dà appuntamento a settembre.

Laura | 12:53 | Wednesday 18 July 2012 | Comments Off
Interviste, Live, Mp3, Podcast

Wooden Shjips: psichedelia targata San Francisco.

L’estate 2012 sarà ricordata come una delle estati bolognesi più ricche di concerti degli ultimi anni: sono tanti, infatti, i nomi che stanno popolando i cartelloni di Piazza Verdi Estate, del BOtanique e del Bolognetti Rocks, tra questi i californiani Wooden Shjips, che sono stati protagonisti della serata del 6 luglio al Bolognetti Rocks.

Prima del concerto, però, sono stati ospiti telefonici a Granita Metropolitana, tramite la voce del loro bassista Dusty Jermier che, direttamente dal furgoncino della band, ci ha raccontato qual è la genesi della band, quanto la loro musica di stampo psichedelico debba alla tradizione di San Francisco – la città in cui si sono formati – e come il loro stile sia cambiato nel tempo, fino ad arrivare all’ultimo album, West. Qua sotto potete ascoltare una traccia estratta proprio dall’ultima fatica della band, “Lazy Bones” e, ovviamente, la chiacchierata fatta con Dusty mentre lui e la sua band arrivavano a Vicolo Bolognetti. Buona perdizione!

Laura | 09:20 | Tuesday 17 July 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast

Selton: di quattro brasiliani a Milano

Se siete in Brasile e sentite canticchiare “La canzone intelligente” di Cochi e Renato, non preoccupatevi, non siete vittime di allucinazioni uditive da caldo. Probabilmente, invece, colui che celebra il duo meneghino è stato al concerto dei Selton, band di quattro ragazzi brasiliani di Porto Alegre, stabilitisi da circa cinque anni a Milano. La domanda che sorge spontanea è “chi ve l’ha fatto fare”, e noi abbiamo avuto l’opportunità di chiederlo a Ramiro, Ricardo, Daniel ed Eduardo proprio quando sono venuti a trovarci per un live all’interno di Granita Metropolitana.

I ragazzi, dal canto loro, ci hanno detto che a farglielo fare sono stati Gaetano Capa e Marco Drago dell’istituto Barlumen che ha prodotto il loro primo disco, Banana à Milanesa. E qua si svela il mistero di Cochi e Renato trasportati in Brasile: l’album è infatti un omaggio al duo comico milanese e ad Enzo Jannacci. I quattro, giunti nel capoluogo lombardo, si sono innamorati della sua tradizione comico-musicale e l’hanno trasportata all’interno della loro musica (e quindi anche in giro per il mondo).
A questo primo disco, poi, è seguito nel 2010 un omonimo che li ha visti impegnati per la prima volta in lavori originali, tutti cantati in italiano e contraddistinto da un pop allegro e di qualità: da allora i Selton – come ci hanno anche detto in puntata – hanno iniziato un tour pressoché perenne, che li ha portati fino ai giardini del Baraccano di Bologna e, nelle ore precedenti, nei nostri studi di Mura di Porta Galliera. Qua sotto potete ascoltare e scaricare, insieme alle chiacchiere, i due brani tratti dal loro ultimo disco che hanno eseguito live e anche un inedito in lingua inglese, “Across the sea.

A questo punto, non ci resta che augurarvi buon ascolto e buona allegria!

Laura | 09:00 | Monday 16 July 2012 | 2 Commenti »
Interviste, Live, Mp3, Podcast

Il mio Optimus Primavera Sound – di Marta Fantin. Seconda parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviata speciale di Maps all’Optimus Primavera Sound di Porto è la nostra Marta Fantin, che ci racconta il “suo” festival.

Il secondo giorno di festival, venerdì, è denso di concerti che m’interessano e molti dei quali si sovrappongono, cosa da mettere sempre in conto quando si va a una manifestazione di questo tipo. Iniziamo la giornata proprio con una sovrapposizione, da parte una certezza come Yo la Tengo e dall’altra i Tennis, una band neonata. Così, avendoli visti già molte volte, mi soffermo solo qualche decina di minuto al live – molto psichedelico – degli Yo la Tengo e mi dirigo al palco ATP per Tennis. Il duo Fat Possum di Denver, che l’anno scorso con il disco Cape Dory aveva colorato la mia estate, dal vivo è in formazione a quattro e, tra una canzone e un balletto, i quaranta minuti di set passano in fretta. Molto divertenti e piacevoli, specie se sei disteso in un prato mentre sorseggi una birra. Dopo di loro, è il turno di Rufus Wainwright. Uno dei pochi nomi pop in cartellone si rivela un grande performer dotato di classe infinita, snocciola diverse canzoni tratte dal nuovo album Out Of The Game e conquista tutti, me compresa.
Passo al Club per un’altra band che sono curiosa di vedere: Chairlift. Su disco il synth pop del duo mi ha convinto parzialmente, ma dal vivo è tutt’altra cosa: la formazione è allargata a cinque, Caroline Polacheck ha una presenza scenica che nemmeno Madonna, e con quella voce invidiabile è capace di rendere anche quando si abbandona a danze degne di una ballerina professionista.

Finito il live dei Chairlift, è tempo di scappare a vedere i Flaming Lips. Lo show non è cambiato negli ultimi anni: palloni giganti, pupazzi, coriandoli, fans che ballano sul palco. Manca la sorpresa ma, come sempre, è divertente. Prima di mangiare vado a vedere i Codeine, padri dello slowcore anni ’90, che tornano dopo una lunghissima assenza. Sono timidi sul palco, commuoventi. Si meritano il titolo di dinosauri del rock, almeno per questo festival.
Dopo un po’ di pausa si riparte con Alan Palomo aka Neon Indian, l’artista texano che due anni fa era il portabandiera della scena ipnagogica, si rivela un ottimo intrattenitore e per almeno la seconda metà del live cattura l’attenzione di tutto il pubblico, anche di chi, come me, era lì un po’ a caso.
È il turno dei Beach House, la band di Baltimora nel giro di pochi anni è passata dall’essere semisconosciuta ad avere un’attenzione gigantesca, sicuramente meritata. Il palco Club si rivelerà troppo piccolo per contenere tutti i curiosi e i fan (per la prima volta vedo perfino dei teenagers che si sbracciano con dei cartelloni).
La scaletta alterna pezzi dell’ultimo Bloom ad altri di Teen Dream, mancano invece riferimenti ai primi lavori del duo. Rispetto al passato ho trovato il live più freddo e a tratti impersonale. Il successo pare aver tolto un po’ di anima alla band, peccato.
Purtroppo per vedere i Beach House perdo il live dei Walkmen e dei Wolves in The Throne Room. La buonanotte ce la danno gli M83, che dignitosi quanto basta, tralasciano a mio avviso i pezzi più sognanti del loro repertorio per lasciar spazio a una setlist un po’ troppo dance.

Ultimo giorno di festival per me. È sabato e piove a dirotto.
Inizio con i Veronica Falls che come sempre non mi deludono mai: pezzi veloci, cori e un po’ di sano mood malinconico. La band Slumberland è promossa anche questa volta.
Piove troppo e, con grande dispiacere, assisto solo ad un paio di canzoni degli Spiritualized, scappo così al coperto e subisco il live di Baxter Dury. Perché è qui?
I Death Cab for Cutie saltano per il maltempo scatenando l’ira dei fan e successivamente anche James Ferraro non si esibirà. Vado così a vedere I Break Horses, non li conoscevo, ma mi sono sembrati molto carini, eterei e il loro tappeto di riverberi mi fa promettere di ascoltarli non appena torno a casa.
Tra i progetti rivalutati grazie a questo Festival inserisco Weeknd. Non sono una fan del genere e le mixtape rilasciate dal produttore e cantante canadese erano state velocemente messe in un angolino, ma dal vivo, con una full band, il suo concerto è magnetico.
Rimango al Club anche per Wavves e il suo pubblico di adolescenti pronti al pogo. Live tirato e divertente. Speriamo che la scena battezzata shitgaze continui ad avere eredi.
Saint Etienne e Washed Out non mi fanno restare, soprattutto quest’ultimo mi annoia mortalmente.
Chiudono il mio Optimus Primavera The XX. Per quanto mi riguarda il miglior live del festival, forse anche dell’intero anno. Emozione per i pezzi vecchi e curiosità per quelli nuovi che convincono già dal primo ascolto.
Purtroppo non riesco a vedere i concerti della domenica nello splendido auditorium Casa Da Musica ma, come vi dicevo, sarà per il prossimo anno.

Fine

Francesco | 09:00 | Saturday 14 July 2012 | Comments Off
Speciali

Bologna prende colore: l’arte del progetto Frontier

Se vi è capitato di passare, nell’ultimo periodo, per via Del Lavoro, via Pier De’ Crescenzi, via Marco Polo o per altre strade della prima periferia di Bologna, vi sarete accorti che i muri della città sono in trasformazione.

Da circa un mese è partito infatti Frontier, un progetto curato da Claudio Musso e Fabiola Naldi in collaborazione con il Comune di Bologna, che si propone di valorizzare il writing e la street art e che prevede la realizzazione di tredici opere, con la presenza di altrettanti artisti: otto italiani e cinque stranieri. È stato proprio Claudio a raccontare ai microfoni di Granita Metropolitana – in un’intervista che potete riascoltare qua sotto – da dove parte l’idea, quali sono state le reazioni dei cittadini e qual è l’importanza di questo tipo di arte per una città come Bologna.

Se siete curiosi di vedere le opere dal vivo e durante la loro realizzazione, sappiate che i cantieri sono visitabili sia in modo autonomo, consultando la mappa disponibile sul sito di Frontier, sia tramite dei tour organizzati: i prossimi saranno tra pochi giorni, ovvero il 16 e il 18 luglio ma, come ci ha detto Claudio, i posti sono già finiti e l’organizzazione si sta adoperando per trovare nuove date. Nel frattempo che aspettate di ricevere nuovi aggiornamenti, potete seguire comodamente da casa e in tempo reale gli artisti sulla pagina facebook o sul profilo twitter dell’iniziativa.

Laura | 09:00 | Friday 13 July 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast

We Love Vintage: quando i vestiti incontrano la musica

Gli appassionati del settore lo sanno bene: dallo scorso anno, nel Bolognese, si tiene una delle più interessanti fiere del vintage nazionali: We Love Vintage, che si svolgerà dal 13 al 22 luglio ad Anzola dell’Emilia presso “Notti di Cabiria”.

La manifestazione emiliana, giuta alla seconda edizione, è diventata famosa per la sua multidisciplinarietà: non sono solo i vestiti, infatti, ad essere protagonisti della settimana e mezzo di fiera, ma un ruolo fondamentale è giocato anche dalla musica. Come ci ha spiegato il direttore artistico Gianni Venturi, infatti, il festival è il frutto di un’unione tra l’abbigliamento, con un’attenzione alla sfera socio-culturale del campo, e la musica prog/rock. Un tipo di musica che però non deve far pensare ad una manifestazione nostalgica: nell’intervista che potete sentire qua sotto, Gianni ha sottolineato come il termine progressivo debba intendere proprio una musica in divenire ed in continuo aggiornamento.

… e se ancora non ne avete abbastanza:
Il direttore artistico della manifestazione intervistato in Aperto per ferie.

Laura | 09:00 | Thursday 12 July 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast

I festival musicali dell’estate: Ypsigrock

Come vi abbiamo annunciato nel post precedente, Granita Metropolitana (la trasmissione musicale estiva di Radio Città del Capo, in onda dal lunedì al venerdì all’orario di Maps), oltre a volervi tenere compagnia nei tremendi pomeriggi di luglio, vuole anche essere una guida per le vostre serate musicali. Se la volta scorsa, con Jason Swinscoe, abbiamo parlato di un concerto vicino nello spazio e nel tempo, oggi vogliamo riproporvi una chiacchierata su qualcosa che si svolgerà tra circa un mese e abbastanza lontano da Bologna, nella bella Sicilia.

Ogni anno, infatti, all’inizio di agosto, si tiene a Castelbuono – in provincia di Palermo – uno dei festival più interessanti ed innovativi dell’estate italiana: l’Ypsigrock. Per farvi capire di cosa si tratta, abbiamo contattato il suo direttore artistico, Vincenzo Barreca, e ci siamo fatti raccontare com’è nato il festival, cosa vuol dire far esibire artisti internazionali del calibro di Stephen Malkmus & the Jicks o dei Primal Scream in un contesto particolare come quello del centro storico di Castelbuono e, anche, cosa vuol dire investire su gruppi all’avanguardia che rappresentano le ultime rivelazioni del panorama musicale internazionale, come gli Alt-J o i Django Django. Potete sentire tutte le chiacchiere fatte con il direttore artistico nel file audio qua sotto, mentre potete informarvi su questo bell’evento d’inizio agosto direttamente sul suo sito internet. Buon ascolto e pronti con le valigie!

Laura | 09:00 | Wednesday 11 July 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast, Speciali

Non solo musica: i Cinematic Orchestra a Granita Metropolitana

Se vi siete sintonizzati sulle nostre frequenze, in questi ultimi giorni, saprete che dalle 15.35 alle 17.00, proprio all’orario di Maps - che ha concluso la sua quinta stagione alla fine del mese scorso – va in onda una nuova trasmissione musicale estiva, Granita Metropolitana: un’ora e mezza di musica fresca, dal lunedì al venerdì, per allietare i pomeriggi afosi di chi è rimasto in città. La ricetta della Granita prevede news, dischi nuovi, tanta musica, aggiornamenti sugli eventi serali della città (che quest’anno, per fortuna, sono tanti), live in studio e chiacchiere con gli artisti. Insomma, la nostra radiolina non vi vuole lasciare soli neanche quando arrivano i vari Caronte, Scipione e Minosse e così si è adoperata per tenervi compagnia con ghiaccio, frutta fresca e buona musica fino al 13 luglio per poi riprendere – cercando di attutire il trauma da rientro dalle vacanze – nelle ultime due settimane di settembre.

Uno dei primi musicisti a visitarci durante questa prima settimana di trasmissione è stato Jason Swinscoe dei Cinematic Orchestra, che è venuto a fare un po’ di chiacchiere con noi prima del live della band al Teatro Duse di giovedì. Jason ci ha parlato del forte legame tra musica ed arte visiva che contraddistingue la band inglese, del modo in cui lui e i suoi compagni lavorano in studio – facendo coesistere, in modo interessante, jazz ed elettronica – e di come poi portino il frutto di questo lavoro nei live. Così come siamo soliti fare con Maps, anche con Granita vi riproponiamo i podcast delle interviste svolte in studio: potete ascoltare e scaricare quella fatta a Jason qua sotto, insieme a “Ode to the big sea”, il brano dei Cinematic Orchestra estratto dal loro primo disco Motion, che ha introdotto la chiacchierata.

Laura | 09:10 | Monday 9 July 2012 | 2 Commenti »
Interviste, Mp3, Podcast

Il mio Optimus Primavera Sound – di Marta Fantin. Prima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviata speciale di Maps all’Optimus Primavera Sound di Porto è la nostra Marta Fantin, che ci racconta il “suo” festival.


“Il prossimo anno ci torno” Questo è il pensiero che ho avuto l’ultimo giorno di festival, a notte fonda, mentre lasciavo il Parque da Cidade.
Ma torniamo indietro.
Atterro mercoledì a Oporto per la prima edizione dell’Optimus Primavera.
Cast ridotto rispetto a quello del fratello maggiore spagnolo ma altrettanto interessante; come sempre 4 giornate di concerti che iniziano alle 16 e terminano a notte fonda.
La location, il Parque da Cidade che potrebbe tranquillamente essere cornice di un film di Gondry, si trova ad una quindicina di km dal centro ma è comodamente raggiungibile con la metro cittadina. Appena arrivata ritiro il mio pass e faccio un giro per ambientarmi. La zona cibo è scandalosa, tutte le bancarelle sono l’apoteosi del junk food: Pizza Hut, Igor la Pantera Rosada (churros e dolci fritti), Cachorrao (Hot Dog), Mega Bifanas (carne che galleggia in non so quale liquido) e KFC (sì, proprio quello dei polli). L’unico posto vagamente sano nel quale comprare del cibo è Bio Go Natural dove però tutto ha prezzi allucinanti. Peccato aver selezionato dei banchetti di così bassa qualità e poco attenti a vegetariani/celiaci ecc ecc., questo, oltre alle defezioni delle band che vi racconterò in seguito, sarà l’unico neo del Festival. Molto carina invece l’idea di creare un angolo enoteca in una zona un po’ appartata del Parco, tra panche di legno e rigogliosi cespugli verdi, che propone vini locali e Porto.

I palchi invece sono quattro, più o meno di dimensioni uguali, tre dei quali sono a distanza piuttosto ravvicinata ma vista l’ottima programmazione non c’è il rischio che l’uno vada ad interferire nell’acustica dell’altro. Un unico palco coperto, il Club, in un’area dislocata, sarà una salvezza visto il tempo piovoso che incontreremo durante i giorni di festival.
Dopo aver recuperato il programma e l’essenziale kit di sopravvivenza fornito gratuitamente dall’organizzazione (stuoino e k-way), inauguro questo festival con il concerto di Atlas Sound, il quale live mi aveva lasciata interdetta qualche anno prima a Barcellona. Stessa impressione che mi aveva fatto allora: dal vivo, da solo, non tutti i pezzi convincono. Resa ottima delle ballad ma poca efficacia per le canzoni in cui i loop sonori si intrecciano.
Il set di Yann Tiersen lo vedo dalla collinetta, in questo caso la luce del giorno penalizza il suo show che sarebbe stato sicuramente più suggestivo supportato da colori notturni se non all’interno di un auditorium.
Per i tanto acclamati The Drums sono in una buona posizione. È l’ultima data prima della fine del lunghissimo tour e la band è visibilmente provata. Next Big Thing? No, la band è a mio avviso molto deludente: i pezzi sono piatti e sembra di vedere un video su YouTube piuttosto che di assistere ad un live. Cosa ancor più fastidiosa è la presenza scenica del cantante che tenta di emulare le migliori icone Brit Pop britanniche degli anni passati. Lascio i The Drums alle proprie pose da star per andare a prendere posto tra le prime file per il concerto più atteso della giornata: Suede!
Brett Anderson è in forma smagliante, band impeccabile e set che inizia con “This Hollywood Life” e “Trash” e si chiude con “Beautiful Ones”. Cosa volere di più? Folla in estasi.

È da poco passata la mezzanotte e mancano ancora due concerti prima di concludere questa prima giornata, tra una birra Super Bock e una Sangria aspettiamo i Mercury Rev (che hanno rimpiazzato gli Explosions in the Sky)
La band di Jonathan Donahue è come sempre da manuale, un set lungo, sognante e riverberato che lancia l’arena in un viaggio che porta all’ultimo concerto della serata, quello dei Rapture.
Non sono una grande fan della band newyorkese targata DFA ma devo ammettere che il loro live è stato travolgente. Esecuzione perfetta ed energia da vendere.
Siamo alla fine, stanchissimi e con l’incognita di trovare la soluzione più veloce per tornare in centro (visto che la metro chiude all’una). Ma la perfetta organizzazione del Primavera anche questa volta si è dimostrata all’altezza della situazione, predisponendo a poche centinaia di metri dall’entrata del Festival delle navette che partono ogni 10 minuti con destinazione Porto centro.

Fine prima parte – continua

Francesco | 09:00 | Saturday 7 July 2012 | Comments Off
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