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Barazzo

Archivio - June, 2012

Il mio Primavera Sound – di Alarico Mantovani. Terza e ultima parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi di giugno.
L’inviato speciale di Maps al San Miguel Primavera Sound di Barcellona è il nostro Alarico Mantovani, che ci racconta il “suo” festival.

Dando un’occhiata al programma ero certo che l’ultima giornata di festival avrebbe risollevato la media complessiva dell’edizione 2012. Nella giornata di sabato 2 giugno si sarebbero esibiti infatti alcuni degli artisti che mi avevano motivato maggiormente a tornare per la terza volta di fila a Barcelona.
L’anno scorso il sabato barcelonese era stato un tripudio, con la finale di Champions League trasmessa su megaschermo nell’area del Parc del Fòrum. Quest’anno, sarà la crisi economica che proprio in quei giorni mette a nudo senza pietà la fragilità della Spagna, che si guadagna ingloriosamente le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, sarà che nella Liga il Barca è stato battuto dagli odiatissimi cugini del Real, ma tutto pare molto più placido e tranquillo. Il fischio d’inizio arriva allora per me con James Ferraro e le sue ipnagogie elettroniche sul palco Pitchfork: breve e conciso ma intenso. Pianto poi le tende per un paio d’ore all’ATP per i britannici Forest Swords e Demdike Stare: devo dire che erano piuttosto alte le mie aspettative e la curiosità per quanto avrebbero fatto sentire queste che reputo tra le migliori realtà del panorama musicale di inizio decennio. Sarà che proprio in apertura di concerto devo incassare via sms e metabolizzare velocemente una terribile notizia che mi  giunge dall’Italia – l’eliminazione del mio Hellas Verona dai play off – ma ci impiego un poco per calarmi nel clima suggestivo del concerto di Matthew Barnes aka Forest Swords, da Wirral, Liverpool. Tuttavia, più l’elemento dub si intensifica più il climax catartico della sue originali reiterazioni e distensioni psichedeliche si rende efficace. E alla fine il risultato è positivo. I Demdike Stare, per cui  personalmente stravedo, propongono anche dal vivo la loro miscela di atmosfere post-punk inquietanti e suggestive riviste in chiave innovativa: una sorta di colonna sonora minacciosa per ambienti e immagini in bianco e nero (la rigorosa e splendida grafica delle copertine Modern Love) che trasuda una lunga e consapevole Storia di matrice etno-dub, sul sentiero che dai Cabaret Voltaire e dal Pop Group conduce a Shackleton passando per trance, isolazionismi vari e musiche ad alto tasso cinematografico. Mentre attendo la mezzanotte mi vedo i Chromatics, gruppo pressoché inutile, tra i tantissimi che al giorno d’oggi riconfezionano col fiocchettino la synth-wave degli Ottanta in modo calligrafico.

Mi sposto lateralmente facendo il passo del granchio fino al palco Vice perché ci sono i miei pupilli Dean Blunt e Inga Copeland, in arte Hype Williams. Ripropongono il live memorabile già visto l’autunno scorso al Club to Club a Torino, basato sul nuovo album uscito su Hyperdub, disco apparentemente trascurabile ma che cresce esponenzialmente con gli ascolti: fateci un pensierino, c’è uno splendido artwork ed un bel vinile rosso fuoco ad attendervi… voi e i vostri mp3 del c###o!
Dicevo: strobo a palla per tutto il concerto, roba da uscirne piumati, pardon, menomati e pars construens e destruens perfettamente bilanciate con il consueto finale violentissimo. Grandi.
Dopo una necessaria pausa in riva al mare – davvero piacevole e confortevole la press area allestita da Adidas – spicco un balzo con un colpo di reni per la volata finale. Raggiungo di gran carriera l’ATP per il Pop Group: Mark Stewart è sempre immenso e gli inconfondibili riff secchi delle chitarre della band, che ci fanno rimembrare quell’epoca in cui il Group dominava in compagnia di P.I.L. e Gang of Four sono sempre musica per le mie orecchie e grinta e rabbia che trafiggono il costato come stilettate. I pezzi ovviamente quelli classici, poetici e politici di Y e For How Much Longer… da Thief of Fire a We Are All Prostitutes… Voi che potete andate a sentirlo il grande Mark Stewart il 20 luglio in piazza Verdi a Bologna, nell’anniversario della morte di Carlo Giuliani. Massimo rispetto.

Sono già le 2.30! Corro nell’amplissimo spazio MINI, da cui si gode lo skyline notturno della città, per lo storico LFO: minchia, sembra quasi di andare ad un raveMark Bell ci assale letteralmente con la sua techno idm acidissima a volume monster, con bassi che squassano gli organi interni e visual straordinari, con grafica asciutta, essenziale e geometrica, colori primari.
L’inglese, reduce da quell’epoca cruciale e di snodo per l’elettronica mondiale che sono stati gli anni a cavallo tra la fine degli Ottanta ed i primi Novanta, ci regala il set più emozionante e d’impatto di tutto il Primavera Sound 2012.
Gambe in spalla, non ci si può fermare un attimo perché alle tre e mezza sono già al Ray-Ban per Neon Indian: ahhh, quanto mi gusta il suo synth pop molto 80′s ed estivo ed evocativo come la madeleine proustiana… Alan Palomo ci sa fare e allora me lo godo tutto, anche perché stiamo per arrivare agli sgoccioli… tra non molte ore dovrò già essere all’aeroporto mannaggia e dunque cerco di bere quel tanto che mi possa mantenere in vita e condurre al nuovo giorno tutto intero. Il momento culmine della sublimazione del festival arriva con il dj set conclusivo di Scuba: come si poteva immaginare moltissima techno e pochissime tracce di dubstep, tecnicamente perfetto e pregevolissimo nella selezione e nella consecutio temporum. Maestria e padronanza assoluta. Quel che ci vuole per far volare alto le migliaia di persone che ormai mezze o del tutto sbronze (ma tutte sempre amichevolissime, mai neanche una traccia di tensione, mai) ballano gioiosamente fino all’alba dando fondo alle energie residue. Cerveza beer cerveza beer cerveza beer ed è già ora di andare all’aeroporto. Come al solito indosso il braccialetto al polso sino a quando le ruote dell’aeromobile non toccano il suolo patrio. Poi zac. E’ finita la comedia.

fine

… e se ancora non ne avete abbastanza:
La puntata di Thermos che Alarico ha dedicato al Festival.

THERMOS ALARICO MANTOVANI 05 06 2012 RADIO CITTà DEL CAPO by Alarico

Francesco | 17:10 | Saturday 30 June 2012 | Comments Off
Speciali

L’ultima puntata della quinta stagione di Maps

Care amiche, cari amici, oggi alle 1535 su Città del Capo – Radio metropolitana va in onda l’ultima puntata della quinta stagione di Maps. Non sarà solo una puntata di commiato: come in tutti i giorni (o quasi) di questa ultima settimana di trasmissioni, cercheremo comunque di darvi qualcosa di speciale. Per oggi la sorpresa è data da un live dei Ronin, che suoneranno nei nostri studi prima del concerto di questa sera al BOtanique e da un’intervista con i Fine Before You Came, attesi in piazza Verdi.

Abbiamo già festeggiato questa stagione con l’uscita di Live@Maps – Vol. 5, quindi rimangono davvero solo i saluti e i ringraziamenti da fare. Questi ultimi vanno a tutti quelli che hanno reso possibile questa stagione di Maps: coautori, coconduttori, ex-coconduttori, masters of puppets, uffici stampa, band, promoter, volontari e lavoratori della radio. E ovviamente voi, che ci leggete e ci ascoltate ogni giorno.

Il sito di Maps sarà aggiornato ancora per un po’, così come le nostre pagine Facebook. Il pomeriggio delle prime due settimane di luglio sarà tenuto dalla “musica fresca per pomeriggi afosi” della nostra Laura Marongiu: ascoltatela dal 2 al 13 luglio, sempre dalle 1535 alle 17. Francesco passerà invece, per tutta l’estate, alla mattina, dalle 10 alle 1230, con una nuova trasmissione chiamata Aperto per ferie.

Buona estate a tutti e grazie, grazie ancora!

Francesco | 09:00 | Friday 29 June 2012 | Comments Off
News

Un inedito (anzi due) dei Gazebo Penguins: cosa non si fa per Abbassa!

I Pinguini sono tornati! A un anno dal medley di Legna eseguito per noi dal vivo, i Gazebo Penguins tornano a viziarci con due regali pazzeschi, di cui uno è diventato l’ultima traccia della nuova raccolta Live at Maps.

Ma non abbiamo solo sentito suonare la band nei nostri studi: i ragazzi ci hanno portato un brano in anteprima mondiale assoluta. Chi di voi era all’ascolto qualche giorno fa, quindi, si è potuto sollazzare con “Renato AT”, il brano che insieme al sopracitato (e sottoascoltabile) “Pugile” vedrà la luce su uno split di prossima uscita.

E non è finita qua: i Gazebo sono stati raggiunti in studio da Paolo Polacchini di Three in One Gentleman Suit che, insieme a Raffaele Marchetti dei Red Line Season, sono stati tra gli organizzat0ri del festival Abbassa! di cui abbiamo parlato tanto nelle ultime settimane. Godetevi tutto quanto, quindi: è qua per voi.

Francesco | 09:00 | Thursday 28 June 2012 | Comments Off
Interviste, Live, Mp3, Podcast

Cosa vuol dire fare cultura d’estate all’aperto a Bologna: una tavola rotonda

L‘estate bolognese 2012 verrà ricordata di certo come una stagione ricchissima di proposte culturali di ogni tipo, con un programma di (Bologna estate) davvero denso di ogni tipo di manifestazione. D’altro canto, anche in occasione dell’inizio di questa stagione estiva, sono fioccate le polemiche soprattutto a proposito dei concerti rock programmati in alcuni spazi cittadini.

Ma cosa vuol dire essere imprenditori culturali a Bologna oggi? E come è nato il “patto” tra Comune e gestori di locali, organizzatori di concerti, promoter e altri soggetti che da subito sono stati coinvolti nella progettazione estiva? Per tornare a queste domande, e vedere i primi risultati dello sforzo di tanti, lasciando perdere le polemiche e badando ai fatti, Maps ha organizzato insieme alla redazione informazione di RCDC una sorta di tavola rotonda che ha visto alcuni dei rappresentanti degli spazi estivi discutere e spiegarsi insieme. Sono intervenuti, oltre alla nostra redattrice Damiana Aguiari, anche Marzio Manni (Covo Club – Bolognetti Rocks), Moreno Mari (Montagnola Estate) e Michele Giuliani (Locomotiv Club – Piazza Verdi Estate).

Francesco | 09:00 | Wednesday 27 June 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast, Speciali

Una “lecture” sull’hip hop

La serata di venerdì scorso ha portato in Piazza Verdi un altro appuntamento con Original Cultures. Dopo Black Job, di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa, il ricco programma di venerdì 22 ha visto tra le altre cose anche una lecture (“A Boom Bap Continuum”) a proposito dell’hip hop anni’90 della East Coast, curata da Laurent Fintoni.

Abbiamo fatto una chiacchierata proprio con Laurent, che ci ha spiegato intorno a cosa vertono i suoi studi e i motivi dell’interesse localizzato in quella forma particolare di musica suonata in un periodo e in un posto ben definiti.

Francesco | 09:00 | Tuesday 26 June 2012 | Comments Off
Interviste, Mp3, Podcast

Disco della settimana: AA VV – Live@Maps – Vol. 5

Siamo giunti anche quest’anno all’ultima settimana di trasmissioni di Maps e, come da tradizione, vi regaliamo la raccolta dei live di questa quinta stagione (ma gli altri quattro “volumi” sono lì a disposizione, sulla destra). Abbiamo voluto rendere ancora più speciale questa piccola “uscita” chiedendo all’amico Tuono Pettinato di disegnare la copertina di questo Live@Maps – Vol. 5 (nello zip trovate anche il retro) e lo ringraziamo tantissimo per questo, così come ringraziamo chi ha curato le copertine delle scorse edizioni. E ringraziamo infinitamente tutti i collaboratori, coconduttori e dei ex-machina che in questo e nei quattro anni passati hanno reso possibili le centinaia di puntate di Maps. Grazie tantissimo quindi a Laura Marongiu e Letizia “Titti” Lodi, Federico Pirozzi e Pietro Borzì, Jonathan Clancy e Eleonora Gasparella per il loro insostituibile apporto in questo primo lustro di trasmissione, e grazie anche a tutti i volontari e i lavoratori della radio.

Ovviamente grazie a tutte le band e i musicisti che hanno suonato in questi nove mesi e più di trasmissioni e che hanno il loro posto in questa raccolta con canzoni per lo più nuovissime, ma anche vecchie. E ci sono anche degli inediti! Grazie quindi a: My Bubba & Mi, Ofeliadorme, Winstonmcnamara, Olson e Monnone, Gionata Mirai, Ed Laurie, The Sandwitches, Maria Antonietta, VeryShortShorts, Bugo, Musica per Bambini, Phidge, Nada, Band of Skulls, Boxeur the Coeur, Tubax, Zen Circus, Lapingra, C. W. Stoneking, Jason McNiff, Laurex Pallas, Heike Has the Giggles, Man on Wire, A Toys Orchestra, I Am Oak, Father Murphy, 33 ore, Dino Fumaretto, Calibro 35, Brunori SAS, Colapesce, Akron/Family feat. Kid Millions, Nicolò Carnesi, Gomez, Mariposa, Bob Corn, David Israel, Bungalow 62, Terje Nordgarden, Movie Star Junkies, Cut, Larry Yes and the Tangled Mess, 2 Pigeons, Wolther Goes Stranger, His Clancyness, Lo Stato Sociale, Julie’s Haircut, Jules Not Jude, Virginiana Miller, Gazebo Penguins e a chi ha reso possibile che le band venissero nei nostri studi.

Sono stati tanti i musicisti e le band che hanno suonato a Maps da ottobre fino ad oggi: cinquanta, quanti i brani che potete scaricare gratuitamente cliccando sul link sotto. Questo, insomma, è il consueto regalo di Maps per la vostra estate. Potete stampare le copertine, masterizzare i cd per ascoltarli nel vostro impianto stereofonico, oppure usare i brani in formato mp3 o, ancora, sfruttare lo streaming dei set di Soundcloud qui sotto, e, se vi va, condividere questa piccola “summa” della quinta stagione di Maps. In questa ultima settimana che inizia oggi ci saranno altri live (che troveranno posto nella prossima raccolta), altre chiacchiere, altra musica. Poi, dal mese di luglio, qualcosa nel palinsesto cambierà: è estate anche per RCDC! Maps ritorna dopo il caldo, ma sul nostro sito e sulle nostre pagine Facebook continueremo a proporvi la musica che ci piace e che crediamo possa piacervi. Grazie a tutti voi, ascoltatrici e ascoltatori, ci sentiamo questo pomeriggio!

Scarica Live@Maps – Vol. 5


Francesco | 09:00 | Monday 25 June 2012 | 3 Commenti »
Disco della settimana, Mp3, Speciali

Il mio Primavera Sound – di Alarico Mantovani. Seconda parte

Dopo avere ospitato di sabato le puntate di La Sagra del… Primavera, da oggi al primo sabato di luglio continuiamo a parlare di ciò che è accaduto tra Barcellona e Porto ai primi del mese.
L’inviato speciale di Maps al San Miguel Primavera Sound di Barcellona è il nostro Alarico Mantovani, che ci racconta il “suo” festival.

Iniziamo subito con le note dolenti, così ce le togliamo dai piedi. Che vi siano cancellazioni e cambiamenti di programma in corsa nell’ambito di un festival in cui si esibiscono centinaia di band, come capite, è un dato assolutamente fisiologico ed oserei dire statistico. Resta però il fatto che quest’anno le defezioni sono state abbastanza pesanti, non sono passate inosservate ed una volta tirate le somme hanno certamente influito sul giudizio complessivo relativo all’intero Primavera Sound. I primi a dare forfait con largo anticipo sono stati i Death Grips, eccitante duo americano sulla cresta dell’onda, dedito ad un alternative hip hop esplosivo e fuori dagli schemi. A ruota ha prevedibilmente segnato il passo un headliner gigantesco come Bjork per via dei noduli alle corde vocali che purtroppo la stanno bersagliando da un po’ di tempo a questa parte. Soltanto un paio di giorni prima del suo concerto ha dovuto darla su anche un altro dei nostri beniamini ovvero El-P: l’ex Company Flow ha annullato a causa della morte di una persona a lui molto vicina. Non è finita qui perché la sfiga continua ad abbattersi sul Primavera anche in corso d’opera: se il motivo per cui i Melvins non si presentano non è molto chiaro, un’altra brutta notizia giunge dalle condizioni di salute piuttosto gravi di Matt Pike degli Sleep, il cui concerto viene annullato poco prima dell’inizio.

Tolto il dente tolto il dolore. Detto ciò, il venerdì è stata una giornata a mio avviso interlocutoria, non all’altezza delle altre che ho vissuto al Parc del Fòrum in questi anni. In avvio le note positive con il nostro Paolo Iocca, Boxeur the Coeur, seguito da tutta la balotta di Sfera Cubica a sostenerlo sotto il palco Adidas Originals: buona prova per lui che si lancia indomito e sicuro, peccato che la luce del giorno penalizzi un po’ il suo show, così suggestivo quando può invece spalmarsi sulla faccia e sulle braccia i colori fluo nell’oscurità. Seguo distrattamente Dirty Beaches, apprezzabili ma in pienissimo stile Suicide, pure troppo, ed è quindi il turno dei Girls, un palco tutto splendidamente addobbato di fiori per loro che manco quello dell’Ariston avrebbe potuto competere: peccato che mi risultino un po’ noiosi ed innocui nonostante riconosca che abbiano mestiere e ci sappiano fare. Vado a fare un riposino sulle poltrone del magnifico auditorium Rockdelux ed intanto mi sento il tributo a Third dei Big Star con Jeff Tweedy, Yo La Tengo ed altri a cantare e reinterpretare i pezzi della band che fu di Alex Chilton… Mah, per quanto questo concerto sia stato decantato dagli organizzatori del festival in sede di conferenza stampa il giorno successivo, a me proprio m’ha annoiato: una roba molto da vez, che sarebbe piaciuta un sacco a quelli che leggono gli articoli dedicati al classic rock sul Mucchio e sul Buscadero sulla sedia a dondolo accanto al caminetto, cioè non a me. Però le poltrone, la visuale e l’acustica dell’Auditorium sono da provare almeno una volta nella vita (anche perché a partire dall’anno prossimo non potrà più essere utilizzato dagli organizzatori) e così non mi rammarico nemmeno troppo di aver perso il contemporaneo concerto dei War On Drugs.

Quando usciamo all’aperto è già in pieno svolgimento l’oceanico ed elefantiaco concerto di The Cure che monopolizza, anche psicologicamente, l’intera giornata di festival. Non odiatemi se vi confesso che, pur riconoscendone l’importanza ed il valore, non ho mai amato granché il binomio Cure/Smiths, oggetto altresì d’idolatria da parte di foltissime e maggioritarie schiere di indie rockers. E mentre ascolto distrattamente la scaletta che pare una compilation interminabile di tutti i grandi successi del gruppo di Sean Penn ehm… di Robert Smith, che nella mia testa si fonde in un medley caricaturale e nazionalpopolare, sgattaiolo di soppiatto giù al palco Vice per un paio di pezzi di cattiveria d’antan distillata dai veterani Napalm Death. Sarà che il palco è in salita ma dopo due pezzi mi sale anche la nausea. Provo allora a curarmi con i Codeine ed il loro slowcore da manuale, vent’anni fa perfetto anello di congiunzione tra gli Slint e le successive band del post-rock di Louisville. Evocativo ed anche emozionante a tratti, certo, ma la reunion li inserisce a pieno titolo nella categoria reliquie storiche. Mi rituffo nel nuovo con l’originale dubstep danzereccio e molto soul di SBTRKT e poi mi ribecco a distanza di anni The Rapture, giusto il tempo di sentire il tema della sigla dell’esilarante serie tv inglese dei Misfits e How Deep is Your Love, il trascinante singolone quasi mutant disco estratto dall’album dell’anno scorso. Ancora godibili. Il brutto però deve ancora arrivare. Non nego che serbavo aspettative dal live di Benga, uno dei massimi e raffinati produttori dubstep, uno che anche di recente ha buttato fuori singoli ed EP spinti e senza compromessi. A quanto pare, però, Magnetic Man è un punto di non ritorno e la prima mondiale del suo nuovo show è un polpettone informe da dare in pasto alla massa, con un mc sul palco che ti viene voglia di sputargli addosso da quanto è convenzionale ed omologato: un noto giornalista al mio fianco comincia a  dire che lui se lo immaginava che ormai s’era sputtanato pure Benga e si mette addirittura a fare parallelismi e raffronti con Skrillex. Io Skrillex non l’ho mai ascoltato per scelta, per partito preso, perché avevo già capito che mi avrebbe fatto vomitare ancor prima di ascoltarlo. Tuttora giuro che non ho mai sentito nemmeno un drop di Skrillex e non comincerò di certo stasera. Che il dubstep  ormai lo conoscesse pure Vincenzo Mollica e che fosse ormai da consegnare agli annali lo sapevamo già dalla fine del decennio scorso ma Benga rimane lo stesso la più grossa delusione del  Primavera Sound. Me ne vado schifato. Per fortuna mi tirano su il morale Matias Aguayo e Rebolledo che con un crescendo di gran classe mi distendono i nervi e mi riportano nelle giuste orbite sino all’alba del new day rising… cerveza beer cerveza beer cerveza beer…

fine seconda parte – continua

… e se ancora non ne avete abbastanza:
La puntata di Thermos che Alarico ha dedicato al Festival.

THERMOS ALARICO MANTOVANI 05 06 2012 RADIO CITTà DEL CAPO by Alarico

Francesco | 09:00 | Saturday 23 June 2012 | Comments Off
Speciali

Abbassa! Un festival con il cuore

A poco più di un mese dall’inizio dei terremoti che hanno sconvolto l’Emilia e alcune regioni limitrofe si tiene un festival eccezionale in tutto e per tutto. Si chiama ABBASSA, tutto maiuscolo, e vedrà esibirsi ben sedici band su due palchi , dal pomeriggio alla notte di domenica prossima, 24 giugno, a Bosco Albergati, vicino a Castelfranco Emilia. Tra le band Gazebo Penguins, Giardini di Mirò, Julie’s Haircut, Cut, Forty Winks, Beatrice Antolini e tante altre.

I soldi raccolti con i biglietti strappati nella giornata saranno impegnati per la ricostruzione del Circolo Musicale Lato B di Finale Emilia, reso insagibile dal sisma. Per saperne di più visitate il sito della manifestazione e ascoltate lo speciale redatto per Jalla Jalla, andato in onda l’altroieri. Vi invitiamo quindi tutti a Bosco Albergati, ma, se non poteste essere là, Città del Capo – Radio Metropolitana farà lo streaming di parte dei concerti, a partire dalle 1730 di domenica.

Francesco | 09:00 | Friday 22 June 2012 | Comments Off
Mp3, News, Speciali

E finalmente suonano da noi i Virginiana Miller!

Dopo averli intervistati telefonicamente, un paio di giorni fa, nel pomeriggio prima del loro concerto al Botanique, abbiamo avuto in studio per un minilive i Virginiana Miller. La band di Livorno ha appena ristampato, nel quindicennale dell’uscita, il disco d’esordio Gelaterie sconsacrate, e ci ha regalato due pezzi in eccezionale versione acustica, tratti proprio da quel disco.

Chiacchierando con la band, però, abbiamo provato sia a riflettere in prospettiva su quel debutto, sia a strappare qualche informazione sulle prossime pubblicazioni dei Virginiana. Nel loro futuro ci sarà un’altra collaborazione con Paolo Virzì, numerose litigate sul nuovo disco e, per ora, un titolo di canzone, “Pupilla”, che già fa parte del set dal vivo del gruppo.

Francesco | 09:00 | Thursday 21 June 2012 | Comments Off
Interviste, Live, Mp3, Podcast

La data zero del nuovo tour dei Julie’s Haircut?

Sebbene in trasmissione e su questo sito abbiamo passato spesso i Julie’s Haircut e abbiamo anche chiacchierato con loro al telefono, la band non è mai riuscita a venire a fare un live nei nostri studi. In occasione, però, dell’uscita per Trovarobato del bell’ep The Wildlife Variations e dell’inizio del tour estivo (con una data in città a Bolognetti Rocks), i Julie’s hanno caricato tutto sul furgone per ricreare nei nostri studi un set molto simile a quello che poi hanno proposto lo scorso venerdì sera al pubblico del quadriportico. Hanno fatto a Maps, insomma, una specie di “data zero” del tour.

Fidatevi: questa è una delle session live che rimarrà nella vostra memoria. I tre brani sono tutti estratti dall’ultimo lavoro, ma non c’è solo musica qua sotto. Abbiamo anche chiacchierato a lungo con la band a proposito del punto in cui i Julie’s si trovano, dei progetti per il futuro, di alchimia e alchimie. Siamo certi che le chiacchiere saranno interessanti quanto i brani dal vivo. Godetevi tutti i file di seguito, orsù.

Francesco | 09:00 | Wednesday 20 June 2012 | Comments Off
Interviste, Live, Mp3, Podcast