Formati nel 1990, primo disco nel 1995 e un legame assoluto con la loro città d’origine, Livorno. Sono i Virginiana Miller, che alla fine di marzo hanno fatto uscire il loro ultimo disco, Il primo lunedì del mondo. Una canzone in inglese, messa come traccia d’apertura, la canzone che Paolo Virzì ha usato nel suo ultimo film La prima cosa bella e, in chiusura, una cover dei Rokes, anch’essa usata al cinema.
Di questo e altro abbiamo parlato con Simone Lenzi, in diretta telefonica da una Livorno soleggiata mentre Bologna era oppressa da un cielo cupo. Una chiacchierata lunga e divertente, che è cominciata esaminando il concetto di “band di culto”. Oltre all’intervista, beccatevi anche la quasi-title-track del disco.
Esce in questi giorni il nuovo disco di Tying Tiffany: presentato sabato scorso al Link, Peoples Temple è un lavoro diverso dai precedenti, con un deciso orientamento dark.
Abbiamo parlato con Tiffany la settimana scorsa, insieme alla cara stagista Eleonora: le due hanno subito messo in campo le comuni origini venete e da lì, però, sono arrivate a parlare di eremitaggi immaginari, set live, e di dischi dell’isola deserta.
Oltre all’intervista, la traccia di apertura del disco, “3 Circle”. Buon ascolto!
Lo so, lo so, vi avevo completamente illuso con la promessa di portarvi a Gods of Mainstream solamente pezzi grossi del pop con alle spalle anni e anni di gossip spicciolo, e invece chi c’è con noi questa settimana? Gwen Stefani.
B-A-N-A-N-A-S!
Siete un po’ delusi eh, posso immaginare… Ma dopo Britney Spears c’è solamente il vuoto cosmico, perciò Gwen mi sembrava un buon riempitivo: un bel donnino di (ben) 40 anni, sì, avete letto giusto: quaranta.
Li porta bene i suoi anni la nostra Gwen, una donna frizzante che già da subito si è data da fare nella music business, entrando a far parte del gruppo dei No Doubt già nel 1987 (capito, io avevo tre anni mentre lei cantava già in una band). Di loro ci resta un meraviglioso album: Tragic Kingdom, e una meravigliosa canzone: Don’t Speak che, come Torn della Imbruglia, fa parte della colonna sonora della mia adolescenza.
Dopo alcuni anni con i No Doubt, la nostra amica Gwen tenta la carriera solista con l’album Love Angel Music Baby, e le va bene! I suoi singoli sono stravenduti e lei scopre di poter essere anche sexy e piena di stile. Più invecchia più diventa figa, è incredibile amici!
Vi regalo quindi un video e il podcast, e vi prometto che la prossima settimana vi parlerò di una orribile pazza ubriacona, come vuole lo stile di Gods of Mainstream.
Teniamolo d’occhio, Vincenzo Fasano: per il momento c’è un ep (La sindrome di Stoccolma) che precede un album, in uscita alla fine dell’anno, ma a giugno il cantautore di stanza a Modena (però di “formazione” bolognese) sarà uno dei musicisti del Mi.Ami.
Qualche giorno fa è venuto da noi in studio per presentare le sue canzoni: una versione ovviamente più “nuda” di quello che sono gli edit di studio, studio nel quale insieme a lui e al produttore Max Stirner, si sono avvicendati anche Dino Fumaretto e Riccardo Sinigallia.
Tra il cantautorato classico e una visione più “urlata” della forma canzone, ecco a voi brani e intervista. Buon ascolto!
Dopo una serie di prove per il gruppo Canicola e alcune pubblicazioni per la rivista Black, è uscito da poco per Coconino/Fandangol’esordio “lungo” di Alessandro Tota.
Il volume si intitola Yeti e narra di una strana creatura rosa, una specie di Barbapapà, che si trasferisce dal suo villaggio alla metropoli (Parigi). Lì incontra una serie di personaggi, per lo più “immigrati di lusso”, che sono andati via dai Paesi di nascita, per tentare la fortuna nella capitale francese.
La Francia è presente in molti sensi, nel romanzo a fumetti dell’autore pugliese, di stanza a Parigi da anni: dalla scelta del tratto al modo di narrare, molto si rifà alla tradizione francofona delle nuvole parlanti, come lo stesso Tota ci ha raccontato al telefono.
Direttamente da Pitchfork.tv il primo video della nuova creatura di Trent Reznor, How to Destroy Angels: il brano, “The Space in Between” uscirà, insieme a “A Drowning” e ad altre quattro canzoni in un ep, tra qualche mese.
A un certo punto, poco più di un mese fa, su officialrefused.com comparve una splash page con scritto REFUSED a caratteri cubitali e la scritta Coming Soon appena sotto. Le cose vanno come devono: qualcuno inizia a parlarne e nel giro di mezza giornata senti già la gente che parla di fare una trasferta ad Umea per farsi la data della reunion in casa, ammesso e non concesso che Umea esista davvero. Qualcuno si stanca di fare supposizioni e pippe mentali e decide di andarlo a chiedere a Dennis Lyxzen. “Insomma i Refused stanno per riformarsi?” “Non credo”, risponde lui. Tutto rientra nei canoni di una delicata e civile convivenza con il sistema che Dennis e soci stanno combattendo da una vita; nel giro di pochissimo la reunion dei Refused viene etichettata come una burla e surclassata dall’immancabile messe di ritorni pre-estivi (quest’anno tocca ad Atari Teenage Riot, Ratt, Pavement, Godspeed You! Black Depresso e altri duecento di cui al momento non ho memoria) che andranno a riempire i festivaloni di cui a gennaio avete comprato il biglietto.
La notizia riportata dal sito, in ogni caso, si riferiva a quello che i meno educati di noialtri potrebbero definire UNA SBORRATA COLOSSALE, con il caps lock pigiato ad arte ed un sacco di bava sulla tastiera del computer. Il giorno 28 giugno, stando al sito di Epitaph, verrà immessa sul mercato una (ehm) sospirata versione deluxe di The Shape of Punk to Come, il disco più famoso della band e/o quello che – anche se al momento dell’uscita non fece poi tutto ‘sto chiasso – è passato alla storia come una delle opere chiave dell’accacì di ogni tempo.
La Rete ha amplificato la visibilità di progetti artigianali anche molto piccoli, facendo emergere diversi microcosmi di musicisti e band che si rifanno a un’estetica Do It Yourself. Al grido di DIY or CRY, i Gobble Gobble hanno lavorato attivamente in diversi ambiti musicali, realizzando una serie di nastri autoprodotti che in alcuni casi sono diventati dei free download. Ma per farveli conoscere, ho scelto una cover molto particolare che il gruppo ha inserito nell’antologia White Guys With Beards and Friends vol. II, disponibile per il download o in una tiratura limitata di 100 copie fisiche (ecco che ritorna l’estetica DIY).
Tra le venti tracce, oltre a potervi divertire a scoprire piccole-grandi band, vi potete godere una versione della celeberrima “Where Is My Mind” dei Pixies messa a punto dai Gobble Gobble e ribatezzata – secondo me – giustamente “Pixies Blasphemie”: la melodia dell’originale è martoriata da una voce infernale e il tutto è soffocato – o quasi – da bordate analogiche in perfetto stile Gobble Gobble. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio vivamente una delle cassette della band a disposizione in mp3.
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