
Inizia l’estate e, inevitabilmente, si concludono gli appuntamenti musicali al coperto. Noi di Maps, curiosi di capire come sia andata questa stagione 2008-2009 e, in genere, di saperne di più su come si organizzano eventi culturali e musicali, abbiamo creato una specie di piccolo incontro. Al telefono Michele Giuliani del Locomotiv Club, che insieme agli altri del circolo ARCI ha appena concluso l’esperienza dell’Express Festival. In studio Flavia Tommasini del TPO, con la rassegna Indietrotutta alle porte.
Il dibattito, ovviamente, non si esaurisce qua: fateci sentire che ne pensate degli argomenti trattati con un commento o una mail. Intanto, sentite l’intervista, che comincia con un bilancio che Michele traccia del festival concluso ai primi di giugno.
Foto di stijnbokhove
Oggi e domani, a Bologna e Trento, si svolge IndieTroTutta!, un festival musicale, ma non solo. Il ricchissimo programma prevede infatti, oltre a numerosi concerti, anche dibattiti, tavole rotonde e presentazioni, soprattutto in ambito fumettistico, e in generale vuole proporre una riflessione sulle autoproduzioni, partendo dalle sedi del festival, il centro sociale Bruno di Trento e il TPO di Bologna.
Flavia Tommasini del Teatro Polivalente Occupato è stata con noi in studio per parlare di questo fine settimana denso di eventi. C’è anche una gara di torte!

Si definiscono una band musical-teatrale, e per confondere le acque, il loro primo disco è anche un libro. Parliamo dei Superlowed, band napoletana, che ha dato alle stampe per le edizioni Scuola di Pitagora un libro/disco, appunto, dal titolo Storia illustrata dei mezzi di trasporto.
Per presentare questo lavoro, i Superlowed hanno ideato una doppia formula, mantenendo poliedricità nel fare, come avrete capito. Una elettronica, serale, da concerto. L’altra più da reading, acustica e intima, ed è quella che hanno proposto nei nostri studi. Buon ascolto!

Dopo aver avuto nel 2008 i Black Mountain è stato un onore potere parlare nuovamente con una delle tante formazioni legate al gruppo di Vancouver. In questo caso si è trattato dei Pink Mountaintops, progetto principalmente di Stephen McBean, che hanno da poco pubblicato il loro terzo album su Jagjaguwar Outside Love.
Al telefono abbiamo parlato con Matt Camirand e per una volta è stato interessante parlare con qualcuno che potesse dare un giudizio “esterno” sul lavoro della propria band. Matt ha infatti raccontato che mentre nei Black Mountain la musica è frutto di un lavoro di squadra, qua nei Pink Mountaintops si tratta di assecondare McBean.Matt ha definito Outside Love come il disco in assoluto più pop e leggero della formazione, vagamente influenzato da Phil Spector e dai Beach Boys: la registrazione di John Congleton ha fatto il resto.
(pic by hydraulix16aa)

E’ bello avere ogni tanto qui a Maps delle band che non siano britanniche, statunitensi o… scandinave. I Monotonix vengono da Israele, e si sono fatti notare da subito per i loro live set infuocati, in cui camminano brandendo gli strumenti tra la gente, si denudano, eccetera eccetera. Hanno all’attivo un ep dal suono decisamente robusto, come potete notare dalla traccia che vi regaliamo qua sotto, e un nuovo disco in uscita a settembre.
In occasione della data romana, abbiamo raggiunto al telefono un componente del trio, Ami, che – più che per l’imminente concerto – era eccitatissimo dall’idea di essere a Roma nel giorno della finale di Champions League! Ce l’avrà fatta, poi, a vedere la partita?

A Maps regaliamo spesso a voi ascoltatori biglietti per andare ai concerti. Voi, “in cambio”, ci mandate una breve recensione dei concerti stessi. Luca B. colpisce ancora, dopo avere scritto dell’ultimo concerto dei Mogwai a Bologna.
Yo La Tengo: grandi, semplicemente grandi.
Tutto sta in quell’aggettivo: sanno essere dei grandi in modo assolutamente naturale, senza pose, senza atteggiamenti, con la giusta attitudine.
Data particolare quella di Ferrara, non un vero e proprio concerto ma uno spettacolo all’interno del loro FreeWheeling tour (prima volta in Italia) che alterna brani in versione semi acustica a due chiacchiere con il pubblico. Una formula che potrebbe essere killer per molti gruppi, ma non per i nostri simpatici americani, che riescono a interagire in modo molto naturale con il loro pubblico (270 fan sfegatati riempivano il piccolo teatro) raccontando piccoli aneddoti del passato e racconti della recente esperienza al Primavera Sound Festival.
Last but not least la musica. Le canzoni, pescate qua e là dalla loro sterminata discografia, nella loro veste acustica si mostrano in tutta la loro bellezza. Vere e proprie perle pop con armonie vocali che lasciano incantati. Su tutte: “Little Eyes”, “Autumn Sweater” e “Season of the Shark”.
Serata assolutamente da incorniciare, lunga vita agli Yo La Tengo!
Luca B.
PS: questo è un appunto a margine che fa capire ancora di più la disponibilità della band. Essendo uno spettacolo con una buona dose di chiacchiere in inglese dopo lo show si sono fermati con il pubblico e l’interprete per chiarire eventuali passaggi che non fossero stati capiti! Chapeau!
Foto di Alessandro63
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