“Non so se anche i Ruby Suns essendo neozelandesi possono essere definiti kiwi-pop ma non importa, rincarano la dose di divertimento e insieme all’originale di El Guincho non riusciamo a levarci di testa questi brani.”
Gli autori del nosto disco della settimana in una delle loro rare performance live: Fred Nicolaus e Daniel Rossen direttatamente dal quartiere Dumbo a Brooklyn suonano In Ear Park, title track del bellissimo album. (via GorillaVsBear )
12 settembre 2008: terza data in un anno esatto per Elio e le storie tese in città. Ancora una volta all’Arena Parco Nord e di nuovo gratis (quanto amiamo questa parola, quanto).
In questa occasione, abbiamo parlato non solo con Elio, ma anche con Faso, e gli argomenti toccati sono stati tantissimi. Abbiamo parlato dell’uomo ingannatore che alla fine piace alle donne, di modellismo aeronautico, di piazzali, fiati e voci femminili. E alla fine abbiamo rivolto a entrambi l’ormai storica domanda sui “dischi da isola deserta”: le risposte sono state sconcertanti.
Non ci credete? Premete play e poi vedremo, ah, chi aveva ragione…
Ci piacerebbe essere i primi a coniare questa parola che unisce “cheap” a “psychedelic”, ma siamo sicuri di arrivare dopo la puzza.
Però, vedendo i video di due brani (“Time to pretend” e “Beg Waves” – di seguito) di due band non così simili come MGMT e Ponytail, notiamo delle somiglianze abbastanza evidenti.
Un nuovo corso nell’estetica del videoclip?
Tra qualche giorno vedrete e sentirete la session registrata nei nostri studi da Geoff Farina in occasione del concerto dei Glorytellers. Intanto potete leggere qui quali sono i cinque dischi da isola deserta del grande chitarrista e cantante dei Karate, Secret Stars e ora Glorytellers.
Una decina di giorni fa si è ripetuto un fatto curioso: come nel settembre 2007, abbiamo avuto ospite in “Aspettando MAPS”, Cristina Donà. L’abbiamo acchiappata mentre percorreva l’A1 in direzione di Modena, dove avrebbe tenuto il concerto quella sera. Durante la telefonata, non abbiamo parlato solo di musica: già che c’era, Cristina ci ha aggiornato sulle condizioni del traffico autostradale di metà pomeriggio.
Torna questa nostra rubrica che a dir la verità l’anno scorso avevamo un po’ lasciato in sospeso…
Oggi parliamo dei Women, strano quartetto canadese, che arriva da Calgary, città non sempre nota per la sua proposta musicale. Il loro disco di debutto su Flemish Eye e ora in uscita per la ben più nota Jagjaguwar ci ha completamente folgorato. Un s/t che lascia a bocca aperta per freschezza e capacità di frullare musiche che negli ultimi anni sono quasi diventate “convenzionali”. Provando a descrivere il suono ad amici abbiamo tirato in ballo This Heat meets Sebadoh meets Animal Collective. Non so quanto sia azzeccato, ma non importa, ci sono melodie di voce incredibili, quasi anni ’60 (The Zombies??), che sovrastano strutture punk-garage-noise sgangherate a tratti quasi matematiche. Sembrerebbe un controsenso ma a volte è così. Il disco è brevissimo, un fulmine, un nucleo di 5-6 “canzoni” ed una serie di brani strumentali che sono parte integrante del lavoro. L’album è stato registrato interamente da Chad VanGaalen, artista che piano piano lontano dai riflettori (nonostante la Sub Pop) si sta costruendo un suo percorso a base di ottimo cantautorato ed esperimenti lo-fi in studio.
Non c’entra quasi niente ma scrivendo dei Women ho subito pensato al percorso dei misconosciuti Welcome (una band da recuperare!). Ora però godiamoci questi due brani sperando di vederli presto in Italia. Buon ascolto.
Last.fm
Facebook
Flickr