L’edizione 2008 del Rocker festival ci ha regalato un concerto meraviglioso anche alla sua terza giornata: sono tornati a Bologna, infatti, i texani Explosions in the Sky. La loro musica, capace di passare da momenti sussurrati a vere e proprie… esplosioni di suono, è inconfondibile e speciale, e sul palco dell’Estragon hanno fatto faville, colpendo gli spettatori al cuore e all’anima.
Poco prima del concerto abbiamo intervistato Munaf Rayani, uno dei chitarristi della band: ascoltate il file fino alla fine, perché Munaf ci ha dato una risposta struggente alla nostra solita domanda sui dischi dell’isola deserta…
Un piacevole ritorno nei nostri studi è stato quello dei Rollerball, band di Portland, in tour constantemente e ormai quasi di casa in Italia. L’ultimo disco è infatti stato pubblicato dalla sempre attenta Wallace Records. Noi ci siamo fatti raccontare la storia che c’è dietro al nome del disco, Ahura, abbiamo scoperto quali sono le influenze della band e abbiamo capito che in Sardegna si sono divertiti tantissimo in quest’ultimo tour.
La cosa importante è che ci hanno suonato due bellissime canzoni. Ascoltate e vedete.
L’abbiamo trasmesso moltissimo, e di conseguenza ne abbiamo parlato: ci riferiamo a Beat Pyramid, primo disco dei giovanissimi These New Puritans: un lavoro che ricorda molto – pur con le ovvie distanze – lo spirito post punk, così spesso ripreso, citato e omaggiato dalle band di oggi.
Ma un ascolto più approfondito e una lettura dei testi accurata rivelano alcune cose inquietanti: innanzitutto, l’ossessione per i numeri e le cifre, presente non solo nei titoli, ma che viene anche richiamata dai primi e dagli ultimi secondi del disco. E poi: sarà un caso che il nome della band è di sedici lettere e le tracce di Beat Pyramid sono sedici?
Abbiamo parlato di tutto questo con Jack Barnett, voce e chitarra della band, poco prima della data al Covo.
Abbiamo intercettato i Mojomatics appena finito il tour italiano e in procinto di partire per il tour europeo. Il duo veneto ha ampliato il suo seguito, passando da un circuito più strettamente garage ad una platea indie.
Davide, metà della band, ha chiacchierato con noi al telefono dell’attività live, del nuovo disco Don’t Pretend That You Know Me, e di come si fa a fare una session fotografica e a girare un video… con un leone. Un leone vero.
Pochi giorni fa è stato presentato in anteprima live Pontiac, storia di una rivolta, il primo audiolibro del collettivo Wu Ming. Si tratta in sostanza di uno stupendo album composto e suonato da quattro musicisti (Paul Pieretto, Egle Sommacal, Federico Oppi, Stefano Pilia) e interpretato dalle voci di Wu Ming 2, Daniele Bergonzi e Andrea Giovannucci. Pontiac nasce dal romanzo Manituana, pubblicato da Wu Ming nel marzo 2007. Espande lo stesso universo narrativo, ma la storia che racconta è autonoma e la si può seguire dall’inizio alla fine senza bisogno di conoscere altro.
Da lunedì scorso l’album è disponibile in mp3 tramite il sito di Pontiac ed è accompagnato da un libro illustrato di 46 pagine, in formato PDF, con 12 testi inediti di Wu Ming 2 e 12 disegni altrettanto inediti di Giuseppe Camuncoli & Massimo Landini. Una operazione che a noi di Maps è piaciuta particolarmente e così nel giorno stesso dell’annuncio li abbiamo voluti nei nostri studi. Ci hanno spiegato com’è nata l’idea della operazione e soprattutto ci hanno regalato due bellissime versioni in acustico di brani tratti dal disco. Buon ascolto!
Già, chi è Max Stirner? Per saperlo, l’abbiamo chiesto a… Max Stirner. Confusi? Ma no: Max Stirner è lo pseudonimo scelto da Manuele Fusaroli, prolifico produttore di alcuni dei maggiori dischi indie italiani dell’ultimo anno, nonché anima (insieme a Jack Tormenta) di Don Vito e i Veleno (il loro disco Hellmundo! si scarica gratis da qui).
Abbiamo parlato del disco, della band, di altri lavori, della musica oggi… ma soprattutto Max Stirner ci ha detto che Max Stirner non era il vero nome di Max Stirner, ma era uno pseudonimo. Di quel Max Stirner.
Oh, sentite: premete play qua sotto e ascoltate. Poi ce lo spiegate, eh.
Ha scelto il suo nome d’arte molti anni fa. E di anni non ne ha molti. Stiamo parlando di Samuel Katarro , nato Alberto Mariotti in quel di Pistoia, che ha deciso che la sua musica è il blues. Un blues stralunato, psichedelico, storto e strambo, ma, allo stesso tempo, legato alle radici di uno dei modi ancestrali dell’espressione musicale moderna.
Samuel ha vinto concorsi, ha visto testate cartacee e web parlare (molto bene) delle sue canzoni, ed è venuto ospite a Maps, per chiacchierare della sua terra, dei dischi del cuore, ma soprattutto per suonare due sue canzoni. Enjoy.
Prima dello strepitoso concerto che i Battles hanno tenuto all’Estragon qualche giorno fa, abbiamo avuto l’onore di avere in onda Tyondai Braxton, chitarrista e adesso anche “voce” della band. Ci ha chiarito alcuni misteri sul processo di scrittura, su come i quattro in sala prove compongono i brani e su come spesso sono i loop a far scaturire il tutto e non la batteria. Non potevamo non fare la classica domanda sui dischi da isola deserta ; ne viene fuori un quadro rassicurante: Tyondai si porta Stravinsky e Morricone.
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